«. . . . Apparirà, apparirà! E la santa legge dell'Umanità, la santa parola di Gesù, amatevi gli uni cogli altri, la libertà, l'eguaglianza, la fratellanza, l'associazione, avranno il compimento che Dio decretava. I popoli confonderanno in un abbraccio fraterno dolori passati e speranze dell'avvenire.

«E allora, se alcuni di quei proscritti, di quei pellegrini sublimi, messi al bando dell'Umanità per averla troppo ardentemente amata, rimarranno tuttavia in vita, saranno benedetti. E se tutti, a eccezione d'un solo, saranno caduti nella battaglia, quell'uno s'incurverà sulla pietra che coprirà le bianche ossa de' suoi fratelli e mormorerà ad essi attraverso l'alta e folta erba cresciuta su quella: fratelli, gioite, però che l'Angelo ha detto il Vero e noi abbiamo vinto il vecchio mondo.

«E quegli sarà l'ultimo proscritto, perchè i soli popoli regneranno.»

In Berna, tra le incertezze del futuro, le noje del presente e i frequenti richiami della polizia che a ogni nuova Nota diplomatica ci tormentava, stesi e stringemmo congregati—se la memoria non mi tradisce—in diciasette fra Tedeschi, Polacchi e Italiani, il Patto di Fratellanza che doveva avviare il lavoro dei tre popoli a un unico fine. E fu questo:

«Noi sottoscritti, uomini di progresso e di libertà:

«Credendo:

«Nell'eguaglianza e nella fratellanza degli uomini,

«Nell'eguaglianza e nella fratellanza dei Popoli;

«Credendo:

«Che l'Umanità è chiamata a inoltrare, per un continuo progresso e sotto l'impero della Legge morale universale, verso il libero e armonico sviluppo delle sue facoltà e verso il compimento della sua missione nell'Universo;