La Giovine Svizzera ebbe missione di combattere i vizî accennati; e se l'una o l'altra delle loro conseguenze sparì o è presso a sparire l'apostolato fondato da noi non v'ebbe parte.
Lo scritto dell'Iniziativa rivoluzionaria in Europa[39], steso sul finire del 1834, fu inserito nella Revue Républicaine, del gennajo 1835. Diretta da Godefroy, Cavaignac e Dupont, quella Rivista parigina rappresentava le opinioni della parte repubblicana ordinata sul terreno dell'azione nella Società dei Diritti dell'uomo. La questione Europea v'era di tempo in tempo tentata con aspirazioni generose, ma governate sempre dall'idea che alla Francia spettasse, quasi per decreto di Provvidenza, l'iniziativa del Progresso in Europa. E questa idea, filosoficamente e storicamente falsa e funestissima alla vera morale emancipazione dei popoli, avversava ostinatamente su tutti i punti, e segnatamente nella Svizzera dove l'Alta Vendita di Buonarroti aveva tuttavia molti seguaci, il nostro lavoro. Io la combatteva con frequenti circolari diramate segretamente, suprema formola delle quali erano le parole: nè Uomo-re nè Popolo-re. Ma richiesto di qualche lavoro dagli Editori della Revue, stimai opportuno di trattare apertamente la questione. La Storia degli anni che seguirono confermò le mie idee; ma allora le apparenze mi stavano contro: il Partito repubblicano era potente per numero, audacia, intelletto e virtù, nella Francia del 1834, e i popoli guardavano tutti riverenti in Parigi come unico centro di speranze e di vita (1862).
Fondai nel giugno del 1835 un giornale destinato a estendere l'Associazione e le sue idee nella Svizzera. Esciva due volte la settimana, su due colonne, francese l'una, tedesca l'altra.
Avevamo fatto acquisto d'una stamperia in Bienna, nel Cantone di Berna. Il professore Weingart, svizzero, dirigeva lo Stabilimento, nel quale allogammo operai profughi, tedeschi e francesi. E una Commissione d'uomini svizzeri, taluni, come Schneider, membri del Gran Consiglio, somministrava i mezzi e additava e confermava i lavori. Pubblicavamo, oltre il giornale, opuscoli politici e una Biblioteca popolare economica.
Il giornale, che portava il nome dell'Associazione e la formola: Libertà, Eguaglianza, Umanità, era diretto da me; ma, poi ch'io doveva starmi pur sempre semi-celato, Direttore visibile era un Granier, estensore in capo un tempo della Glaneuse in Lione e che l'insurrezione repressa aveva balestrato fra noi. Traduttore tedesco era un Mathy, giovine assai capace e fervido allora d'entusiasmo per la nostra fede, più dopo, poi ch'ei ripatriò, mutato, come dicono, in conservatore.
Tendevamo a formare una scuola e a richiamare la politica dalle gare meschine delle fazioni e dal culto esclusivo degli interessi materiali agli alti principî di moralità religiosa senza i quali i mutamenti non durano o volgono a liti d'individui o sette anelanti il potere. E il nostro linguaggio era pacifico, grave, filosofico, inusitato nella polemica giornaliera d'allora. Nondimeno, e appunto perchè nuovo, fruttò corrispondenti ed amici in tutti i Cantoni: pochi ma buoni, come diceva Manzoni dei versi del Torti. Erano giovani stanchi di scetticismo ribelle e di negazioni, ministri protestanti che c'interrogavano sul carattere religioso della nostra dottrina di Progresso, madri che avevano fino a quel giorno raccomandato ai figli di tenersi lontani dal subuglio, sterile fuorchè d'ire e pericoli dei Partiti e che intravvedevano, leggendoci, un Dovere d'amore e di Verità da compirsi e insegnarsi. Sei mesi dopo il primo numero della Jeune Suisse noi ci trovammo, comunque assaliti rabbiosamente dai materialisti della vecchia scuola economica come Fazy e altri simili a lui, a capo d'un numero di Svizzeri affratellati all'apostolato Italiano e presti ad opere attive per avviare la loro Patria all'intelletto della missione che Dio le assegnava.
Scrissi in quel giornale da cinquanta a sessanta articoli d'argomento Svizzero o intorno alla questione Europea[40]. Le più tra le idee ch'io v'espressi furono più dopo da me trasfuse in altri scritti.
Gli scritti che s'andavano via via stampando da Tedeschi e Svizzeri affratellati con noi, e il giornale, e più l'importanza che l'apostolato italiano conquistava visibilmente in una terra strategicamente pericolosa, indifferente fino allora al moto europeo, davano intanto pretesto e cominciamento a una persecuzione assai più accanita della prima. Finchè l'agitazione repubblicana si concentrava tutta, per assenso di popoli inserviliti, in un solo fôco, Parigi, era facile invigilarla e combatterla; non così quando, emancipati gli animi dal pregiudizio che affidava l'iniziativa perenne del moto alla Francia, sorgesse in più punti, assalitrice ovunque vivesse istinto di nazione e coscienza di diritti violati. I governi collegati vedevano inquieti levarsi o farsi potente una bandiera che mirava a un nuovo riparto d'Europa e che presentivano dovere essere un dì o l'altro la bandiera dell'Epoca. E deliberarono di soffocarla.