Fra voi splendono, come ricordi d'una gloria mietuta, come bandiera d'onore di mezzo a un esercito, uomini che diedero combattendo, da Roma e Venezia, il programma dell'Italia futura. E su voi tutti splende la serena maestà dell'intrepido Capo, il cui nome è fascino d'entusiasmo alla gioventù d'Italia e di terrore al nemico. Ma sulla fronte a ciascuno di voi sta un segno che vi dice capaci d'emular quei ricordi e d'esser degni del Capo. In voi respira, volente, potente, la Patria. Il vostro campo è un Pontida Italiano. Voi siete un Poema vivente, che ricongiunge la coscienza dell'oggi colla tradizione di quasi sette secoli addietro.
Ma perchè sostate, o giovani Volontarî, sulla bella via? Perchè, come Poema troncato a mezzo dalla morte del Genio che lo dettava, l'impresa che iniziaste giace, colpita di subita inerzia, a mezzo il suo corso? È libera ed una l'Italia, o giovani? O segnaste voi pure, collo straniero, i patti di Villafranca?
Voi accorreste dove suonava il nome di Patria, col nome d'Italia sul labbro, coi colori Italiani sul petto.
Sono i limiti della Patria Sant'Arcangelo e il Mincio?
Non è terra d'Italia quella che si stende a mezzogiorno e a settentrione di quei confini?
Ciascuno di voi portò seco un giuramento solenne: dall'Alpi al Mare. Non è Venezia al di qua delle Alpi? Non bagna il nostro mare le spiaggie frementi della Sicilia?
E Roma? Roma dove vive l'unità della Patria? Roma che è core, tempio, palladio della Nazione? La cancellate voi dalla Carta d'Italia? O lo straniero che vi signoreggia è meno straniero perchè veste una assisa francese tinta in rosso dal sangue dei vostri?
A due passi dalle vostre vedette il bastone dei mercenarî Svizzeri e dei birri papali scende sul dorso d'uomini che vi sono fratelli. Più in là, in mezzo ai desolati dominî del Vicario del Genio del Male, sorge un Castello che chiude da dieci anni centinaja d'uomini, che vi prepararono, congiurando, combattendo, la via. Più in là stanno le prigioni di Roma. E più in là, nelle atroci segrete napoletane, negli scavi delle isole disseminate sui vostri confini meridionali, vivono, d'una vita di chi domani morrà, apostoli della vostra Causa, volontarî della stessa Bandiera, che vi precorsero nell'impresa. Volgete addietro lo sguardo; là tra le lagune agonizza di lenta, tremenda agonia la Roma dell'Adriatico, Venezia, che v'insegnò indipendenza fin da quando gli uomini del Nord cominciarono a correre le vostre contrade; Venezia che tenne ultima in alto, dieci anni addietro, il vessillo della libertà e dell'onore d'Italia; Venezia alla quale venti volte giuraste che i vostri fati non si scompagnerebbero mai da' suoi.
Giuraste ad essa, alla Patria, a Dio; e nelle parole di quel giuramento cingeste l'armi. Perchè sostate? Perchè tradite il debito cresciuto in voi colla forza, e obbedite come se foste assoldati dalla tirannide e non apostoli armati d'una Fede suprema, alla paura degli inetti che travolgono la Patria appiè d'un Convegno di re stranieri?
Il tempo rode le rivoluzioni dei Popoli: il tempo è lima che consuma l'entusiasmo dell'anime. Non v'avvedete voi che sul tempo calcolano i vostri padroni, perchè lo sconforto aggeli e isterilisca gli elementi di forza che vi stanno innanzi? Non v'avvedete che ogni mese, ogni giorno d'indugio scema d'un raggio la stella di vittoria che splendeva sulle vostre colonne armate e affascinava a seguirvi le moltitudini?