Giovani Volontarî, perchè sostate? Voi siete un Esercito Liberatore o una Menzogna vivente: siete gli Araldi della Nazione o strumenti miseri e inconscî d'una angusta ambizione di principe, d'un disegno preordinato di dominazione straniera. Voi siete oggi custodi della vita e della morte del vostro Popolo. Chi oserà sorgere fra gli inermi, se voi, forti, armati, ordinati, non osate varcare una linea segnata dall'inchiostro d'un commesso di diplomazia e d'un faccendiere di corte?

Affrettatevi intorno ai Capi e dite loro: è Capo chi guida: guidateci. Noi ci sacrammo Cavalieri d'Italia, non di Toscana, Parma o Romagna. I fati della Patria pendono dai suoi figli in armi, non dai protocolli di Parigi o Zurigo. Ovunque gemono e fremono fratelli nostri, là sta il campo delle nostre battaglie. Movete, o moviamo.

E siano benedette l'armi vostre, giovani Volontarî Italiani! Benedette le madri che s'incinsero in voi! Benedette le fanciulle del vostro amore, che compressero sotto un pensiero di Patria i palpiti del core, per salutare d'un sorriso di conforto la vostra partenza!

XX.

Il cielo era senza stelle, cupo, d'un colore di piombo. La notte, scendendo, aveva disteso sull'azzurro profondo un velo denso e continuo, come lenzuolo di morte presto a calare sopra un cadavere.

Un soffio gelato passava di tempo in tempo senza rumore sulla vasta campagna. Le lunghe e folte erbe piegavano, mute anch'esse, sotto quel soffio. Io guardava; e mi venivano alla mente le pure splendide imagini dell'anima vergine e le dolci speranze de' miei anni giovanili, cadute ad una ad una sotto il soffio gelato delle delusioni e dello sconforto.

Era una tristezza nell'ora, nella terra e nel cielo e nell'immenso silenzio, profonda, inconsolabile, muta. La vita pareva sospesa e senza vigore per ridestarsi.

E scese lento, invadente, su tutto quanto il mio essere, come veste che s'adatti alle forme, un senso di stanchezza suprema, un queto tedio della vita e d'ogni cosa terrena, un illanguidimento senza nome e senza dolore, ma peggiore di tutti dolori: come una morte dell'anima.

E pensai ai lunghi anni vissuti, senza gioja e senza carezza, nella solitudine d'una idea, agli amici morti per la terra o morti per me, alle illusioni sparite per sempre, all'ingratitudine degli uomini, alla tomba di mia madre, alla quale io non avevo potuto accostarmi se non celatamente, la notte, come uomo che tenti delitto; finch'io sentii un bisogno di piangere, piangere, piangere, ma non poteva.

E m'assisi sopra una pietra del cammino, colla testa fra le mani, affranto nell'anima, e come chi tenta celare a sè stesso la via percorsa e la via da percorrere.