E una quarta voce s'alzò: E noi morimmo per insegnar loro che la fede senza l'opere è un'inganno agli uomini e a Dio, e che l'azione è il migliore ammaestramento che possa darsi ad un Popolo. Perchè dunque lo spirito di vita si manifesta sulle migliaja, e i milioni rimangono inerti contemplatori?

E una quinta voce proferì sdegnosa: E noi affrontammo, deliberatamente solenni, la morte e l'infamia dai più, per insegnar loro che, fra la prepotenza della tirannide e la servitù incatenata dei molti, un sol ferro può ristabilir l'eguaglianza, se scintilli fra le mani di chi sprezzi davvero la vita e non conosca giudici fuorchè Dio e la propria coscienza. Perchè dunque si querelano sempre fanciullescamente della prepotenza d'un solo despota?

E una sesta forma, femminile, che non aveva segno di morte violenta, ma l'impronta d'un dolore di Niobe sullo scarno volto, fece come chi vuol movere parola, ma non potè, e soltanto accennò, con un guardo di rimprovero che pareva abbracciar terra e cielo, a quattro o cinque forme di giovani che le stavano intorno.

E dopo un silenzio, tutte quelle forme proruppero in un lamento: Dov'è la Patria promessa ai nostri figli da coloro che ci videro morire e giurarono vendicarci? Dov'è la tomba che dovea raccogliere l'ossa nostre su terra libera e sotto la bella bandiera per la quale ponemmo la vita? Perchè sfumarono le promesse dei vostri cari? A che dirci grandi se il nostro esempio non è raccolto? A che la parola d'amore gittata pomposamente alla nostra memoria, se il pensiero, il voto, il palpito dell'anima nostra è obliato, profanato, travolto? Morimmo per la Verità o per l'Errore?

E un tremito prese tutte quelle ombre. Ed io mi coprii per vergogna e dolore la faccia.

Quando riguardai, non vidi più cosa alcuna fuorchè il cielo senza stelle e la vasta deserta campagna e le lunghe e folte erbe che piegavano al soffio gelato. Ma spesso, tra i sogni, vedo tuttavia riaffacciarmisi la dolente visione.

XXI.

Dio dei Popoli oppressi! Dio dell'anime afflitte! Posa sui poveri sviati figli d'Italia uno sguardo di clemenza e d'amore. Il solco segnato da trecento anni di schiavitù e la lunga idolatra predicazione dei falsi profeti che usurpano in terra il tuo santo nome non si cancella in un giorno; e la loro mente è spesso ingombra d'errore. Ma in fondo del loro core vive, come lampa velata, il culto del tuo Vero, e della Patria alla quale tu li chiamasti: ed hanno molto patito per essa.

Tu, davanti al cui occhio l'Umanità intera appare come un Essere solo, volesti che il sacrificio d'un Giusto lavasse ogni fatalità di colpa e d'errore da tutte l'anime de' suoi fratelli. Pesa nella tua mano il sacrificio di tutti i Giusti che morirono per richiamarci a vita, e accoglilo siccome espiazione dei nostri traviamenti. Scenda sui poveri ingannati figli d'Italia il tuo Spirito di Verità! Manda, dove s'accolgono, l'Angiolo dei forti pensieri, e fa ch'essi diventino degni dei loro Martiri e non contristino l'anime sante coll'oblio o colla fiacchezza delle opere!

Per la parte che adempiemmo de' tuoi disegni nel passato—per la parola d'Unità che due volte diemmo alla terra—per l'intelletto della divina bellezza che i nostri profeti diffusero, inspirati da te, sulle genti—pei Santi che vissero e morirono sul nostro suolo nella tua fede—per la promessa che ci venne data da te, quando stendesti più splendido che non altrove su noi l'arco dei cieli e il sorriso infinito della tua Creazione—noi ti preghiamo, o Signore: levaci alla terza Vita! Infondi nelle nostre madri l'adorazione della Patria e l'amore all'anima, non alle sole membra, dei figli! Spira nei padri i virili concetti e l'ardita virtù che sola può far nostra la nostra terra! Benedici le spade dei nostri giovani, finch'essi possano scioglierti dalla tua Roma un cantico degno di te, il cantico dell'Italia redenta.