Non v'è che una Italia, e, su quella, non provincie, ma zone di operazione e un esercito Italiano composto di quanti si concentrano in armi intorno alla bandiera della Nazione. Voi siete quell'esercito e dovete muovere senza riposo, ingrossando per via, alla conquista di quelle zone.

Non dite, voi che gemete tuttora nella servitù: perchè non vengono a scacciare i nostri tiranni gli uomini delle terre già libere? Se voi sorgeste, verrebbero, e scacciereste, uniti, più rapidamente i vostri padroni.

Figli delle terre affrancate, non troverà la Patria fra voi un Cesare della libertà che valichi il Rubicone? Figli delle terre schiave, non troverà la Patria fra voi un solo Procida che osi chiamare gli oppressi ai Vespri sugli oppressori?

Sorgete, oh sorgete! Sorgete oggi: domani avrete più gravi ostacoli. Perchè, se nei loro Conciliaboli i Principi potranno dire: là vi è quiete, sanciranno coi loro patti la durata di quella quiete, e voi avrete nemici tutti, mentr'oggi è in vostro potere dividerli.

Sorgete oggi! Il tempo è tutto per voi. Oggi ancora le moltitudini sperano e fremono: domani ricadranno incredule, sfibrate, pervertite dall'arti assidue dei vostri nemici.

Sorgete oggi! Un'ora di schiavitù rassegnatamente patita, quando la vittoria è possibile, merita un secolo di tirannide e d'obbrobrio al Popolo che la patisce. E chi può darvi condizioni migliori per vincere di quelle d'oggi? Le migliaja dei vostri fratelli in armi, le forze dei vostri padroni titubanti e smembrate, uno straniero spossato dalla disfatta, l'altro dalla vittoria e impotente a mutar di campo e di bandiera ad un tratto, e i consigli dell'Europa divisi, e le Nazioni deste al vostro destarsi, non vi dicono che il momento è venuto?

Uomini delle terre Napoletane! A che state? Sapete voi quale nome serpe per voi tra i Popoli dell'Europa attonita della vostra immobilità? È il nome che l'uomo non ode senza ricorrere all'armi: il nome che stampa sulla fronte a un Popolo il marchio del disonore. In nome dell'onore d'Italia e del vostro, in nome del vostro passato, in nome degli esempî di fortezza che vennero da voi primi a tutta la nostra contrada, sorgete, e fondi il vostro sorgere la Patria d'un getto!

Figli dell'Isola che disse undici anni addietro ai suoi tiranni: noi sorgeremo il tal giorno, e attenne la sua parola, siete voi fatti simili a fanciulli pendenti dal labbro del pedagogo? L'ora della vostra Libertà non può venirvi per messaggio segreto di Firenze o Torino. L'ora della vostra Libertà scoccherà il giorno in cui, in una delle vostre città, cento generosi fra voi, congiunte le destre e l'armi, ripeteranno la parola dei padri: tradisce la Patria chi tarda. Morte pria che servire!

Tradisce la Patria chi tarda. Gittate, o giovani d'Italia, l'anatema a chi vi parla d'indugio, e sorgete. A che ammirate l'impeto sublime di Francia nel 1792 e i quattordici eserciti spinti alla sua frontiera? La Francia non contava allora più milioni d'uomini che non son oggi i milioni d'Italia. A che dir grandi i combattenti della Grecia risorta? Non potete esser grandi com'essi? I Greci erano un milione contro un nemico dieci volte più forte; ma s'armarono tutti, giurarono di sotterrarsi sotto le ruine delle loro città, anzichè piegare innanzi alla Mezza-luna, mantennero a Missolungi il loro giuramento, e vinsero. Fate com'essi: vincerete com'essi.

Su, sorgete! Non piegate alle lodi che vi vengono, per gl'indugi accettati, da quelli ai quali giova che voi indugiate: in verità io vi dico che quei lodatori sogghignano nel loro segreto, e vi scherniscono creduli e puerilmente arrendevoli. I cinque mesi d'inerzia durata dovrebbero pesarvi sulla fronte come cinque anni di vergogna non meritata. L'insurrezione d'Italia è iniziata: diffondetela, allargatene la base, afforzatela, per quanto vi è caro. Le insurrezioni che s'arrestano muojono. A voi bisogna andar oltre, o perire.