Ma in questo nuovo periodo di lavoro, voi, è necessario ch'io lo dica, non potete, fratelli miei, avermi oggimai compagno d'ogni ora, corrispondente assiduo con ogni nucleo, consigliero in ogni piccola difficoltà. Vostro e della Sacra Causa alla quale giurammo è questo logoro avanzo di vita ch'io ho.
Voi mi conoscete abbastanza per sapere che l'opportunità, dove sorga me vivo, non mi troverà lontano, e che voi non farete opera decisiva e degna di voi, senza ch'io mi trovi con voi l'ora prima o l'ora nella quale agirete. Ma sono inoltrato negli anni, infiacchito nella salute e incerto, pur troppo, pei fatti e le delusioni dell'ultimo periodo, dell'avvenire immediato. Sento il dovere di tentare di giovare all'educazione di quei che di certo opereranno nel futuro, degli operaî segnatamente, ch'io amo, e che hanno in sè gran parte dei fati italiani, scrivendo per essi tutti pubblicamente e con qualche lavoro politico-storico, impossibile finchè ogni minuto del mio tempo è assorbito da una corrispondenza con quanti professano la mia fede concernente i menomi particolari d'un ordinamento segreto, inutile se non conduce all'azione, facile ormai se spirito d'azione è in voi.
Norme, metodo, fine, tutto in questo ordinamento fu da lungo determinato.
Voi non avete oggimai bisogno giornaliero di consigli, nei quali io non potrei ripetervi se non cose dette e ridette. Nè avete bisogno da me o da altri di sprone: se lo aveste, sareste indegni della Causa che propugnate; sprone d'ogni ora deve esservi lo spettacolo della vostra Patria com'è oggi, e la coscienza di ciò che un Governo nazionale davvero potrebbe farla.
Non v'aspettate dunque da me contatto regolare e moltiplicato: e nessuno s'offenda del mio silenzio. Sento per me impossibile la continuazione d'un lavoro, che non sarebbe se non ripetizione, probabilmente sterile, del passato.
Lavorate soli e tempratevi a forti fatti come siete oggi temprati a nobili desiderî. Io saprò dei progressi che voi compirete, e voi udrete di tempo in tempo la mia voce a dire a tutti quel tanto di vero essenziale che mi parrà d'intravedere.
Poi, se vorrete e vivrò, m'avrete compagno nell'azione. Prepararla è còmpito vostro: còmpito mio è prepararmi a morire degnamente con voi e per voi, quando sentirete di potermi dire, senza illudervi e illudermi: l'ora è suonata.—Addio.
5 novembre 1870.
Vostro
Giuseppe Mazzini.