Proporre e far prevalere le basi di questo accordo è missione italiana.
Sorti in nome del Diritto Nazionale, noi crediamo nel vostro, e vi profferiamo ajuto per conquistarlo. Ma la nostra missione ha per fine l'assetto pacifico e permanente d'Europa. Noi non possiamo ammettere che lo Tsarismo russo sottentri, minaccia perenne alla Libertà, ai vostri padroni; e ogni vostro moto isolato, limitato a uno solo dei vostri elementi inefficace a vincere, incapace s'anche vincesse di costituire una forte barriera contro l'avidità dello Tsar, giova alle sue mire d'ingrandimento. Unitevi: dimenticate gli antichi rancori: stringetevi in una Confederazione e sia Costantinopoli la vostra Città Anfizionica, la città dei vostri Poteri Centrali, aperta a tutti, serva a nessuno. Ci avrete con voi. È questo il linguaggio che dovrebbe tenere a quelle popolazioni l'Italia. L'Italia repubblicana lo terrebbe. L'Italia monarchica non lo terrà mai.
E mentre consigli e profferte siffatte spianerebbero la via a una soluzione della tormentosa questione d'Oriente favorevole al principio di nazionalità e avversa un tempo all'ambizione russa, profferte simili inoltrate alle popolazioni della Dalmazia, del Montenegro, della Croazia e delle terre daco-romane, preparerebbero il disfacimento dell'Impero d'Austria e compirebbero il concetto della nostra politica. Suonata dai popoli sommossi l'ora suprema, la costa occidentale dell'Adriatico diventerebbe la nostra base d'operazione per ajuti efficaci ai nuovi alleati. Le nostre navi da guerra riscatterebbero l'onore violato della bandiera conquistando agli slavi del Montenegro lo sbocco del quale abbisognano, le Bocche di Cattaro, e agli slavi della Dalmazia le città principali della costa Orientale. Lissa, chiamata giustamente da altri la Malta dell'Adriatico e campo d'una nostra immeritata disfatta che importa per l'onore del navilio di cancellare, rimarrebbe stazione italiana.
Il moto slavo-meridionale si diffonderà naturalmente, quando avrà luogo, lungo i Carpati, attraverso la Galizia e il gruppo Boemo-Moravo, alla Polonia, santa, martirizzata, immortale Nazione colla quale noi abbiamo già, dal periodo delle Legioni di Dombrowski in poi, vincoli di speciale affetto fraterno e patti di futura alleanza.
Ajutatrice del sorgere degli slavi illirici e di quelli che costituiscono gran parte della Turchia europea, l'Italia acquisterebbe, prima fra tutte le Nazioni, diritto d'affetto, d'inspirazione, di stipulazioni economiche coll'intera famiglia slava.
I vantaggi, all'Europa e all'Italia, del concetto politico al quale rapidamente accenniamo e del quale la nostra Nazione potrebbe, volendo, farsi iniziatrice, sono innegabili e di una importanza vitale.
Al nord la Federazione slava, frapposta fra la Russia e la Germania e alla quale, svelta dall'Impero d'Austria, potrebbe aggiungersi l'Ungheria, sarebbe a un tempo tutela alla Germania contro il predominio russo, tutela alla Francia e all'Italia contro il minacciato predominio teutonico: alleata agli Slavi non amici della Germania, l'Italia minaccierebbe, occorrendo, con essi l'invasore alle spalle.
A mezzogiorno e a oriente, data per sempre Costantinopoli alla Libertà occidentale e inalzata contro lo Tsarismo una barriera di giovani popoli federati a difendere la propria indipendenza, la Russia sarebbe consegnata ai suoi limiti naturali, la civiltà e la produzione europea conquisterebbero un immenso e singolarmente fecondo terreno, due delle tre grandi vie al mondo asiatico sarebbero schiuse e normalmente assicurate al commercio d'Europa e segnatamente, mercè la nostra iniziativa slavo-ellenica-daco-romana, a quello d'Italia.
Abbiamo nominato il mondo asiatico. Ed è infatti verso quello, se guardiamo nel futuro e oltre ai nostri confini, che convergono oggi le grandi linee del moto europeo. Popolata un tempo dalle emigrazioni asiatiche che ci recarono i primi germi di civiltà e le prime tendenze nazionali, l'Europa tende oggi provvidenzialmente a riportare all'Asia la civiltà sviluppata da quei germi sulle proprie terre privilegiate. Figli delle razze vèdiche, noi, dopo un lungo e faticoso pellegrinaggio, ci sentiamo quasi da mano ignota sospinti a cercar nei luoghi che ci furono cuna un vasto campo alla nostra missione morale trasformatrice dell'idea religiosa, un vasto terreno alla nostra attività industriale e agricola trasformatrice del mondo esterno. L'Europa preme sull'Asia e la invade nelle sue varie regioni colla conquista inglese nell'India, col lento inoltrarsi della Russia al nord, colle concessioni periodicamente strappate alla China, colle mosse americane attraverso le Montagne Rocciose, colle colonizzazioni, col contrabbando. Prima un tempo e più potente colonizzatrice nel mondo, vorrà l'Italia rimanere ultima in questo splendido moto?