L'Associazione, concetto fondamentale dell'epoca nuova, avrà ricevuto dal vostro elemento la prima solenne consecrazione. E l'esempio gioverà a tutto quanto il paese.

Se questo è, com'io credo, il vostro fine principale nel riunirvi a Congresso, il metodo da seguirsi nelle vostre deliberazioni è chiaro.

Verificati attentamente i mandati, che devono esclusivamente esser dati da società d'operaî, gittatevi risolutamente a quel fine, e non tollerate che altri vi svii sollevando incidenti e affacciando proposte e questioni estranee. Alcuni fra voi formulino un ordine del giorno progressivo che escluda, finchè il fine non sia raggiunto, ogni discussione intorno a dottrine religiose, politiche o sociali che un Congresso oggi non può decidere se non con dichiarazioni avventate e ridicole per impotenza. Raggiunto il fine, compìto l'ordinamento interno della classe vostra, discuterete, se avrete tempo, ciò che vorrete. Dove no, commetterete allo studio dell'autorità centrale le proposte che vi parranno importanti. Ma non v'allontanate prima dal segno. Questa vostra è manifestazione, oltre ogni altra anteriore, solenne. Il paese guarda in voi trepido, attento, severo. Se troverà nel vostro, come in altri congressi tenuti fuori d'Italia, sobbollìo, tempesta di pareri diversi, d'avventatezze non frenate, di lunghe parole inutili su questioni vitali e superficialmente trattate dall'ira non repressa di pochi, giudicherà voi tutti inesperti e malavveduti e prematuro il sorgere del vostro elemento.

Due sole dichiarazioni mi sembrano, quasi preambolo all'ordinamento e istruzione generale data all'Autorità che dovrete eleggere, volute oggi dalle insolite circostanze nelle quali versa gran parte di Europa.

Non giova illudervi. Il paese che cominciava a guardar con favore ai vostri progressi e a sottoporre a più attento esame ciò che da noi o da altri si scrive per voi a pro del vostro giusto inevitabile sorgere, è dagli ultimi eventi di Francia in poi sulla via di retrocedere, impaurito e tendente ad appoggiare la stolta immorale teorica di resistenza più o meno adottata a danno vostro da tutti i Governi. Una selvaggia irruzione, non dirò di dottrine, ma d'arbitrarie irrazionali negazioni di demagoghi russi, tedeschi, francesi, è venuta ad annunziare che, per esser felice, l'Umanità deve vivere senza Dio, senza Patria, senza proprietà individuale e, pei più logici e arditi, senza santità collettiva di famiglia, all'ombra della casa municipale di ogni comune; e quelle negazioni hanno trovato, tra per insana vaghezza di novità, tra per il fascino esercitato dalla forza spiegata da quei settarî in Parigi, un'eco in una minoranza dei nostri giovani. L'Umanità guarda e passa; ma la tiepida, tentennante, tremante, credula generazione borghese dei nostri giorni, impaurisce d'ogni fantasma. La parte abbiente del paese, dal grande proprietario fino al piccolo commerciante e al proprietario d'una bottega, comincia a sospettare che ogni moto operajo covi una minaccia ai capitali raccolti talora per eredità, più spesso dal lavoro; e ha diritto d'essere rassicurata. Or se voi foste credenti in quelle pretese dottrine, io deplorerei le tristissime conseguenze che ne escirebbero infallibilmente per l'Italia e per voi e cercherei di convincervi; non vi direi: mentite per tattica o per paura. Ma so che quelle insensate teorie non sono vostre; e però vi dico: importa al progresso del vostro moto ascendente e al paese che lo dichiariate: importa sappiano tutti che voi vi separate dagli uomini che le predicano; che in cima alla vostra fede sta la santa parola Dovere; che voi mirate a iniziare l'avvenire, non a sconvolgere con violenza il presente; che non tendete a distribuzione di ricchezza posta in mano d'altrui, a liquidazioni sociali, a confische di proprietà, ma chiedete educazione per voi e pei vostri figli, intervento pacifico di cittadini nelle faccende della Patria che amate, sacro e inviolabile da ogni tributo il necessario alla vita, senza la quale nè lavoro nè produzione sono possibili, e favore e ajuti dalla Nazione alla lenta trasformazione dell'ordinamento attuale del lavoro nel più giusto e utile a tutti ordinamento dell'associazione tra il capitale e il lavoro, tanto che vi s'apra via per raccogliere voi medesimi un capitale e mutarvi da salariati in lavoratori liberi, indipendenti dall'arbitrio altrui.

E una seconda dichiarazione, implicita già nel vostro patto di fratellanza, dovrebbe, parmi, riaffermare che voi non separate il problema economico dal problema morale, che vi sentite anzitutto uomini e italiani e che, comunque chiamati dalle vostre circostanze a occuparvi più specialmente d'un miglioramento di condizioni per la classe vostra, non potete nè volete rimanere estranei e indifferenti a tutte le grandi questioni che abbracciano l'universalità dei vostri fratelli e il progresso collettivo d'Italia.

Ma riconfermato il Patto di fratellanza e compite queste due dichiarazioni, l'una delle quali vi separa dal male, l'altra inanella i vostri ai fati d'Italia, l'ordinamento interno avrà, spero, tutte le vostre cure.

Quell'ordinamento è cosa vostra e farete pel meglio. Ma se mi concedeste di sottomettervi anche su quello alcuni suggerimenti, vi direi:

Costituite in Roma una Commissione direttiva centrale composta di cinque operaî tra i migliori dei vostri: siate nella scelta indipendenti da ogni considerazione che non sia di virtù morale e capacità.

Determinate per essi uno stipendio mensile. Ogni opera vuole essere retribuita. E ricordatevi che l'impianto della Commissione eletta nel Congresso di Napoli fallì perchè appunto gli individui scelti in punti diversi non trovarono modo di recarsi nella città dove dovevano raccogliersi o speranza di trovarvi immediatamente lavoro. La missione inoltre fidata ai cinque non potrà del resto conciliarsi colla necessità di lavorare per vivere.