Eleggete un Consiglio composto di trenta o più individui scelti fra i delegati delle diverse località rappresentate nel Congresso e aderenti al Patto, ai quali sia commesso l'ufficio d'invigilare, ciascuno dalla città in cui vive, sugli atti della Commissione direttiva, e attribuite un potere d'iniziativa per proposte da farsi ad essa, quando la proposta sia inoltrata da un numero, che toccherà a voi di determinare, di consiglieri. E statuite che in ogni deliberazione d'importanza vitale per la classe operaja, la Commissione debba, convocandoli o per corrispondenza, consigliarsi con essi. Sia inoltre nei consiglieri, se unanimi o quasi, autorità di convocare le società a un congresso speciale, se mai vedessero la Commissione deliberatamente sviarsi dalla missione ad essa fidata.

Statuite egualmente che la stessa facoltà iniziatrice risieda nelle Società e che ogni proposta convalidata d'assenso da un numero di esse che dovrete determinare, avrà necessariamente studio e risoluzione dalla Commissione direttiva.

E finalmente accertate se sia possibile coll'ajuto regolare e determinato delle società e con quello che potrà venirvi d'altrove, l'impianto d'una pubblicazione settimanale, diretta dalla Commissione, e organo officiale dei lavori e dei voti della Classe operaja.

Questo parmi in oggi il còmpito vostro. Il mio, se eleggete la Commissione, sarà quello di deporre nelle sue mani il rendiconto delle somme spese e quel tanto che avanzerà della sottoscrizione da me iniziata per voi, e di porgere ad essa via via i suggerimenti che il cuore e l'intelletto m'inspireranno.

E sarò vostro, Operaî fratelli miei, finchè rimarrà in me un alito della vita terrestre. V'amai fin dai primi passi ch'io mossi sulla via che il dovere e gli istinti dell'anima mi fecero scegliere, perchè fin d'allora intravidi i fati ai quali oggi vi sospinge la Legge provvidenziale del Progresso e la splendida parte che avreste nel risorgimento di questa sacra terra che Dio volle darci a Patria. V'amai come s'ama chi merita amore, rispettandovi e non contaminando voi e me con ipocrite adulazioni o accarezzando in voi illusioni condannate anzi tratto perchè evocate da passioni latenti o da promesse che si risolvono in sole parole. V'ho sempre detto ciò che credo esser vero.

E voi mi avete ricambiato d'amore per questo: di quell'amore sincero, puro, spontaneo che porge conforto, nelle più dure prove, alla vita e non concede all'anima stanca di travolgersi nell'ira, nel dubbio o nell'egoismo. Rimanga tra noi quel patto d'amore. E possa io, non foss'altro, vedervi prima dell'ultima ora concordemente avviati al compimento della vostra missione.


QUESTIONE SOCIALE [169]

Torniamo e torneremo sovente sulla questione sociale, perchè essa è la più santa e a un tempo la più pericolosa del periodo in cui viviamo e non vediamo finora che i più ne intendano i pericoli o la santità. Abbiamo da un lato, diffusi su quasi tutta l'Europa, agitatori volgari trascinati dalle misere condizioni in cui giaciono da secoli gli uomini del Lavoro a concetti d'odio e vendetta, di sostituzione d'una classe a un'altra, di disegni negativi d'ogni progressiva convivenza sociale, ai quali non può riescire se non di nuocere e di fare per lungo tempo indietreggiare la soluzione del problema: agitatori di seconda mano i quali, incapaci nell'anima d'odio e di basso spirito di vendetta, ma affascinati per mobilità di fantasia dall'azione qualunque siasi, impazienti d'esame purchè le proposte suonino libertà e ribellione, accolgono senza studio dei fatti le affermazioni dei primi: uomini buoni, ma corrivi a credere ciecamente e tentennanti ancora nella coscienza della propria forza, ai quali le false o esagerate asserzioni dei primi e il rapido assenso dei secondi persuadono che esiste al di fuori d'essi un'arcana gigantesca potenza presta a far l'opera loro e salvarli dal dovere della lenta fatica e del sacrificio. Abbiamo dall'altro individui collocati dal caso o dall'arbitrio di pochi al sommo dell'edificio sociale e che dovrebbero appunto per questo sentir più forte il dovere di dirigere le Nazioni sulle vie del progresso, condannati dall'assenza d'una fede, dal vuoto di ogni dottrina, dal presentimento d'ineluttabili fati a non conoscere via se non quella della resistenza dove anche l'intravedono disperata, e a vivere di giorno in giorno come possono e finchè possono: poi, materialisti pratici, servi per interesse d'ogni potenza che può dare ricchezza o dominazione, presti sempre ad accarezzare d'illusioni sulla debolezza del moto temuto i padroni o a rafforzare la tendenza alla repressione. E abbiamo tra i due una numerosa classe d'uomini tiepidamente buoni, tormentati di paura, di scetticismo, di fiacchezza e d'inerzia, che intravedono talora il dovere, ma non sanno evocare in sè l'energia necessaria a compirlo, che presentono a ora a ora i pericoli dell'indifferenza, ma s'arretrano davanti a quel lampo invece d'inoltrare d'un passo e giovarsi dell'incerto bagliore a collocarsi risolutamente sulla via diretta.