È fratricidio quello che vi comandano i vostri capi.

E quel fratricidio, se potesse mai consumarsi, sarebbe colpa mortale alla libertà della Francia. I popoli sono mallevadori l'uno per l'altro. La repubblica, spenta fra noi, porrebbe una macchia incancellabile sulla vostra bandiera, rapirebbe alla Francia un alleato in Europa, sarebbe un nuovo passo inoltrato sulla via della ristorazione monarchica, verso la quale un governo ingannatore o ingannato spinge la bella e grande vostra patria.

Roma dunque combatterà come ha combattuto. Essa sa di combattere per la sua libertà e per la vostra.

Soldati della repubblica francese, mentre voi movete ad assalto contro la nostra bandiera tricolore, i Russi, gli uomini del 1815, movono contro l'Ungheria e sognano di Francia.

Poche miglia da voi, un corpo napoletano, vinto pochi giorni addietro da noi, tiene sollevata una bandiera di dispotismo e d'intolleranza. Poche leghe da voi, sulla vostra sinistra, una città repubblicana, Livorno, resiste, mentre noi vi parliamo, all'invasione austriaca. Là è il vostro posto.

Dite ai vostri capi d'attenervi ciò che vi dissero. Ricordate loro che vi promisero, in Marsiglia e in Tolone, di farvi combattere contro i Croati. Ricordate loro che il soldato francese porta sulla punta della bajonetta l'onore e la libertà della Francia.

Soldati francesi! Soldati della libertà! Non movete contro uomini che vi sono fratelli. Le nostre battaglie sono le vostre. Possano le due bandiere tricolori intrecciarsi e movere unite all'emancipazione dei popoli e alla distruzione della tirannide! Dio, la Francia e l'Italia benediranno all'armi vostre.

Viva la repubblica francese! Viva la repubblica romana!

10 maggio 1849.