A voi solo, signor Falloux, spetta il tristissimo onore d'aver primo, nel vostro discorso del 7 agosto, dichiarato all'Europa che la Francia avea fino a quel giorno mentito. La vittima era allora stesa a terra e col pugnale alla gola.
Pur le vostre tarde dichiarazioni del vero intento della spedizione, non cancellano, signori, le ripetute promesse del vostro governo. Il popolo di Roma ha diritto di gridarvi: Attenetelo! E noi che vi conosciamo d'antico, noi consapevoli dei vostri disegni e della necessità che si chiariscano interi perchè i buoni tuttora illusi v'abbandonino e cerchino salute altrove, abbiamo debito di gridarvi e vi grideremo, checchè facciate, ogni giorno: «Attenetele! quale pretesto può rimanervi a non attenerle? Roma è libera in oggi d'ogni straniero, d'ogni fazioso. Gli uni son morti sotto le palle delle vostre carabine di Vincennes, sul campo: gli altri errano nell'esilio. Gli onesti sono riconfortati, riordinati: essi sanno che tutti i gabinetti, anche il gabinetto repubblicano di Francia, sono pronti a operare in loro difesa, e il popolo sa quanti pericoli importi nell'avvenire l'espressione del suo intimo voto. Osate or dunque, rifate la prova. Date al popolo il suo libero voto. Ritraetevi: fate che l'armi dei vostri alleati, compita in provincia la missione assegnatavi nella capitale, si ritraggano anch'esse; e chiamate per mezzo d'un governo provvisorio, i cittadini a dichiarare l'animo intorno al potere temporale del papa e alle instituzioni che devono reggere la nazione. Noi lontani, profughi per opera vostra, accettiamo l'esperimento. Accettatelo voi pure—o, anche una volta, rassegnatevi al marchio dei mentitori.»
V.
Voi nol farete; non potete farlo: voi sapete che dall'esperimento escirebbe oggi ancora la vostra condanna, e la rovina de' vostri disegni. Tendenti a rovesciare la repubblica in Francia e vogliosi d'educare i vostri soldati a far fuoco sulla sua bandiera, voi non potete sottomettervi al rischio di vederla, per voto di popolo, rialzata fra noi. Deboli sino alla viltà nella vostra diplomazia e nondimeno trafitti di vergogna per la parte che recitate in Europa e inquieti sull'opinione dei vostri concittadini, voi credeste conciliare paura, intento e apparenza di forza, cacciandovi, a far prova di azione, sopra una piccola nascente repubblica, ed oggi v'illudete a credere che alcuni ordini del giorno datati da Roma accarezzino l'orgoglio e le tendenze guerresche del vostro popolo. Il vostro presidente abbisogna dei voti della parte cattolica; e voi tutti avete, pei vostri concetti, bisogno che il principio dall'autorità per arbitrio di privilegio possa, quando che sia, richiamarsi all'esempio d'una instituzione religiosa. Però rimarrete. Rimarrete quanto potrete, sapendo che la forza straniera può sola impedire una seconda rivoluzione. Rimarrete esosi agli uni ed agli altri, trascinandovi di raggiro in raggiro, di protocollo in protocollo, impotenti a reprimere la riazione pretesca da un lato o il malcontento popolare dall'altro, peggiorando, non modificando la situazione, intricando più sempre la questione diplomatica, lasciando nei termini ove si sta la politica e suscitando la religiosa. L'Europa saprà che voi siete non solamente tristi ma inetti, e che avete trascinato il bel nome di Francia e l'onore dell'armi vostre nel fango per fallire a un tempo al vostro programma pubblico ed al segreto, per procacciarvi le maledizioni dei popoli senza ottenere riconciliazione e fiducia dai loro oppressori.
Perchè il nome e l'onore di Francia sono nel fango; non solamente per l'iniquo fatto, ma pel modo del fatto; non solamente per la violazione sfacciata del programma di non intervento e d'indipendenza internazionale scritto sulla bandiera della nazione e ripetuto da tutti i ministri del suo governo—non solamente per la codarda oppressione esercitata dall'armi francesi unite colle napoletane, colle austriache, colle spagnuole, a danno d'uno Stato, pressochè inerme, di popolazione grandemente inferiore al più piccolo dei quattro Stati invadenti—non solamente per tutte le promesse di libertà, di pace, d'ordine, ad una ad una tradite—ma pei menomi particolari dell'impresa. Io non so d'alcun periodo nella storia moderna, tranne forse quello dello smembramento della Polonia, nel quale in così breve tempo si siano accumulate tante turpezze sul nome d'una nazione che mormora la parola di libertà. Come se la coscienza della colpa facesse smarrire a chi la commette ogni senso di dignità e la corruttela dei promotori si trasfondesse fatalmente negli inferiori, l'immoralità ha contrassegnato quasi ogni atto dal primo giorno dell'occupazione fino al giorno in cui scrivo. E mentre un ministro scendeva sì basso da inserire nella copia[104] delle istruzioni date al signor Lesseps, comunicata recentemente al consiglio di Stato, un'espressione che ne muta il senso, io vedeva e ordinava s'imprigionassero due uffiziali venuti in qualità di parlamentari e i quali, abusando della nostra generosa fiducia, staccavano i piani dei nostri lavori nella città; mentre il generale Oudinot disarmava e costituiva prigionieri in Civitavecchia, senza che alcuna ostilità avesse avuto luogo e quando le due bandiere stavano congiunte per opera dei Francesi sull'albero della libertà, i cacciatori Mellara, un uffiziale superiore francese s'avviliva più tardi a strappare colle proprie mani, nella chiesa e in mezzo alle esequie, la coccarda italiana di sul petto al cadavere del loro colonnello. Ah! noi potremmo perdonarvi, ministri di Francia, il male incalcolabile che non provocati ci avete fatto, i nostri dolori, i nostri fratelli caduti o dispersi, l'indugio stesso recato alla nostra futura emancipazione: ma una cosa non potremo mai perdonarvi: l'avere per lunghi anni disonorato il nome della nazione, alla quale tutti noi guardavamo come alla nazione emancipatrice: l'avere colla menzogna, col materialismo delle promozioni e coll'esempio dei capi corrotto i soldati di Francia a farsi carnefici dei loro fratelli in nome del papa ch'essi disprezzano e a fianco dell'Austria che aborrono; l'avere ridotto per essi a simbolo senza significato, a idolo materiale da seguirsi ciecamente dovunque conduca, una bandiera che porta i segni d'un'idea, d'una fede; l'aver seminato l'odio lento e difficile a spegnersi tra due popoli che ogni cosa spingeva ad amarsi, tra i figli di padri ch'ebbero insieme su tutti i campi d'Europa il sacramento della gloria e dei patimenti; l'aver dato una mentita brutale al santo presentimento della fratellanza dei popoli e dato ai nemici del progresso e dell'umanità la gioja feroce di veder la Francia, scesa alla parte di sgherro esecutore dei loro concetti, ferire la nazionalità italiana di fronte e l'Ungheria a tergo per beneplacito dell'Austria e dello Tsar.
VI.
Uomini senza core e senza credenza, ultimi allievi d'una scuola che incominciando dal predicare l'atea dottrina dell'arte per l'arte ha conchiuso nella formula del potere pel potere, voi avete da molto smarrito ogni intelletto di storia, ogni presentimento dell'avvenire. La vostra mente è immiserita dall'egoismo e dal terrore d'un moto europeo che nessuna potenza umana può arrestare, che consentito e diretto potea svolgersi pacificamente e che la vostra colpevole resistenza muterà forse pur troppo in elemento di guerra tremenda. Voi eravate oggimai incapaci d'intender coll'anima la grandezza del risorgimento italiano albeggiante da Roma, dalla Roma del Popolo. Ma quali erano le vostre speranze quando decretaste la guerra fraterna? Spegnere, ferendola al core, la rivoluzione nazionale? E non dovevate avvedervi che ogni resistenza opposta all'armi vostre da Roma, e il solo fatto del vostro movervi a lega con tre governi per comprimerne i moti, avrebbero dato consecrazione incancellabile al dogma della nostra unità e fatto religione di quella parola Roma a tutta quanta l'Italia? Rifare un trono al papa? Al papa colle bajonette? Al papa un trono costituzionale? Ogni trono può rifarsi per un tempo colle bajonette, non quello del capo dei credenti. E la più semplice logica v'insegnava che il papa non può essere se non monarca assoluto. Due mesi dal giorno in cui scrivo v'insegneranno che avete, in tutti i sensi, fallito all'intento.
Voi volevate, lo dite almeno, impedire che rinascessero negli Stati romani gli antichi abusi; e gli antichi abusi rinasceranno inevitabili l'un dopo l'altro, tanto più fieri quanto più cancellati per cinque mesi dal governo repubblicano e minacciati nell'avvenire. Voi non potete mutare le abitudini, le tendenze, i bisogni all'aristocrazia del clero; non potete cancellare l'aborrimento che il popolo nutre per essa; e non potete appoggiarvi sopra una parte moderata, intermedia, che in Roma non esiste. Potrete dettare provvedimenti; ma l'inesecuzione delle leggi fu sempre, è, e sarà la piaga mortale negli Stati romani. E questa inesecuzione, dipendente dalla natura degli elementi che costituiscono il potere escludente la severa responsabilità, crescerà di tanto quanto più per opera vostra all'agitazione legale e pubblica si sostituirà di bel nuovo la guerra extra-legale delle associazioni segrete, e Dio nol voglia—alla condanna delle leggi il pugnale del popolano irritato e disperato di giusta difesa. La miseria, la fatale rovina delle finanze e l'anarchia, inseparabile dal disprezzo in che si tengono i reggitori, aspreggieranno la contesa fra i diversi elementi che compongon lo Stato. Intanto avete il vecchio governo ripristinato senza condizioni; le commissioni per ispiare, retroagendo, i fatti politici; e gli uomini, non di Pio IX, ma di papa Gregorio, padroni in Roma e nella provincia.