Io lascio dunque senza commento al giudizio di chi vorrà leggerlo il discorso del signor Thuriot de la Rosière, e la lunga serie d'affermazioni sfrontate colle quali intende a provare che in Roma, clero, capitalisti, proprietarî di mobili ed immobili, artisti, stranieri, diplomatici, guardia civica, truppe di linea, tutti insomma erano schiavi ed avversi al Triumvirato: chi dunque, dal 30 aprile al 2 luglio, difese Roma? Ei sa di storia contemporanea come d'antica e non merita ch'altri spenda parole a combatterlo. E lascio le menzogne gittate qua e là nel lungo intralciatissimo discorso del signor Odillon Barrot sulla parte adempiuta dai Francesi in Roma—la protettrice clemenza estesa dal governo di Francia ai nemici, anzi, come afferma il signor Thuriot, a me stesso che scrivo—il vanto, a fronte di Cernuschi, d'Achilli, dei preti che diedero le loro cure ai feriti, dell'esule napoletano Caputo, del dottor Ripari e d'altri infiniti, d'avere posto divieto a qualunque imprigionamento—le ampliazioni già ottenute dal ministero all'amnistia pontificia, quando forse due giorni prima ch'ei pronunziasse il discorso erano cacciati dal territorio romano anche i cinque che nell'Assemblea votarono contro il decadimento, anche gli uomini i quali, come il Calderari dei carabinieri, erano nella milizia più invisi al popolo perchè sospetti di congiure retrograde—e siffatte. La lista dei decreti pubblicati via via dal giornale officiale di Roma è risposta che basta a tutte parole possibili sulla parte sostenuta dalla Francia in Roma; alle falsità che riguardano la condizione degli spiriti nello Stato risponde il fatto che, sperperata, imprigionata, esiliata la parte più energica della popolazione, sciolto l'esercito, disarmato il paese, non s'osa interrogare il voto dei cittadini, e son necessarî a impedire l'insurrezione 6000 Spagnuoli, 20 000 Austriaci e 40 000 Francesi.
Dalla discussione tenuta nell'Assemblea emergono irrevocabili parecchî fatti che giova registrare a insegnamento e a conforto:
Che la spedizione francese contro Roma fu ideata ed eseguita coll'intento di restaurare senza limitazione alcuna di diritto la sovranità temporale del papa: è confessione oggi di tutti, da Thiers a Odillon Barrot;
Che l'intento dei negoziati, o meglio—per dichiarazione esplicita del signor O. Barrot a nome de' suoi colleghi e del presidente—delle rispettose timide istanze del governo francese, è quello d'ottenere dal papa concessione d'una consulta che voti l'imposta, consulta nominata dai consigli municipali e risultante dal principio elettivo al terzo grado;
Che la lettera del presidente è nulla, capriccio d'inetto o, come direbbe il signor Barrot, codarda millanteria;
Che, quantunque—sono parole del signor Barrot—la separazione dei due poteri, temporale e spirituale, sia per tutta Europa necessaria alla libertà di coscienza, alla vera e durevole libertà, non può nè deve ammettersi per Roma, e che tre milioni d'uomini italiani sono condannati a starsi eccezione di servitù e negazione di progresso fra le nazioni;
Che il cattolicismo, per bocca del suo oratore, capo della setta in Francia, ritiene irreconciliabile il papato e la libertà, e non può accettare restrizione alcuna di consulta e voto d'imposta all'autorità del governo pretesco;
Che la politica del governo francese non posa oggimai più su principio alcuno desunto dalla morale e non merita quindi più fede da popoli o da governi.
E per questo io dissi a insegnamento e a conforto: a insegnamento perchè nessuno dimentichi, che, qualunque sia il nome scritto in fronte ai decreti di Francia, gli uomini ch'oggi vi reggono, Barrot, Tocqueville, Thiers, Dufaure e i simili ad essi, son gli uomini della monarchia, i predicatori del sistema misto costituzionale:—a conforto, perchè un governo senza principio, senza fede in una morale comune, è condannato a travolgersi rapidamente di crisi in crisi, e cadere.