61. Naso in giudizio condannato da un Ficarrese.
Predicava nella terra di Naso un religioso il suo quaresimale. Toccò, al solito, far la predica sopra il Giudizio universale, e procurò farlo con tutta lena, per imprimere sacro orrore ne' cori de' Nasitani. Or egli doppo che esprimeva colle più vive formule, ora i segni che lo precedono, ora l'avvenimenti che lo accompagnano, ora la sentenza finale che lo sossiegue, per fare una grande impressione ai suoi uditori si valeva di quella figura[ta] repetizione: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficchi lu jornu di lu Giudiziu? Era capitato in quella mattina in Naso un'arteggiano della terra delle Ficarre, quattro miglia distante da Naso, e comecchè la vicinanza de' paesi suole alle volte producere gare, queste due terre appunto hanno l'ambizione di essere in tutto una miglior dell'altra, e spesso tra quei paesi succedono civili contese. Il Ficarrese, essendo l'ora della predica, entrò cogl'altri in chiesa per approfittarsene; mà udendo così spesso dal predicatore: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficcari lu jornu di lu Giudiziu? si valse del punto a fare che restassero celebri i Nasitani in tutto il Regno nostro ed in tutti i secoli avvenire; si spiccò prima dal luogo dove era situato, si collocò sù la soglia della porta della chiesa; ed in udire dal predicatore la solita repetizione: O Nasu o Nasu, undi ti vai a ficcari lu jornu di lu Giudiziu? con voce più sonora rispose: Tra lu purtusu di lu culu! Ed in dir ciò si mise precipitosamente a fuggire.
62. Panegirico
di S. Antonino di Padova rappresentato da un frate zoccolante nella terra di Cassano in Lombardia nel dì 13 giugno 1677.
Dovendo il Patriarca Abbramo, quell'Abramo dico, che fratello di Nacor et Aaron per obbedire al dolce comando di Dio e far del proprio figlio un sagrificio: Sacrificium Deo spiritus contribulatus, sovra l'altar d'un alto monte: Montes Gelboe, nec ros, nec pluvia cadant super vos, lasciatisi i superbi apparati, li sontuosi banchetti, le sedie postergali, i baldacchini che usano i patriarchi moderni, senza intervento di canonici o altri, in una cappella patriarcale, d'altra esistenza non si serve che di quattro personaggi, cioè il medesimo Abbramo, Isaac, un suo servo e l'asino. Expectate hic cum asino, dice la glossa interlineare parlando e maravigliandosi di questo gran fatto: Factum est cor meum tamquam cera liquescens. Tale, o fratelli Cassanesi, succede oggi a me nel sollennizzarvi la festa del nostro glorioso Antonio, che la povertà de' suoi religiosi figli non gl'essendo permesso far altri addobbi, che quattro stracci di sedia ch'anno prestato per loro cortesia li RR. PP. Dominicani a guisa del sopradetto Abbramo, che sopra il monte di questa chiesa stà fuori della campagna: Stetit in loco campestri, del sig.r Piazza, rettore, mio amico: Amice, ad quid venisti? Quale fu l'Abbramo nel cantare la messa d'Isaac, ch'è il nostro Sig.r Iddio, del servo che si trovò presente, che sono le Signorie vostre, che state a sentire, e dall'asino che porta le legna: Super omnia ligna cedrorum tu sola excelsior, che sono io: Asinus præsepe domini sui, quale raggrinzato a forza di bastonate de' comandi del rev.o padre Guardiano, per non buttar via la baldella dell'ubbidienza, son comparso di trotto sopra il monte di questa catedra: Super cathedram Moysi, carico di legna d'un mal infasciato discorso per accendervi un foconaccio di divozione ne' vostri petti, e con dimostrarvi la necessità ch'avea il mondo per mantenere la fede catolica, che nascesse Antonio, e mentre a guisa di questo somaro d'Abbramo coll'orecchie ingrinzite della mia audacia, e colla bocca ragliando, vado sparando sopra le montuosità di questo pulpito i calci de' miei concetti: Durum est tibi contra stimulum calcitrare: tenete voi le cavezze delle vostre bocche: In camo et freno maxillas eorum constringe; lasciando solo ragliare a me, che superando quel divulgato proverbio, che raglio d'asino non arriva al cielo, farò vedere che penetrerà la mia voce: Vox clamantis in deserto, al cielo dei vostri petti: Cœlum cœli Domino; onde se voi m'osserverete silenzio, io vi porterò a bere nelle pantanelle della gloria d'Antonio, ed incomincio.
Due sorti di necessità assegna la filosofia, o Sig.ri Cassanesi (attenti, non guardate quà e là) una da teologi detta simpliciter, l'altra secundum quid; mà perchè non mi ricordo della definizione per adesso, e poi parlo con persone dotte, tralascio la spiegazione. Sò bene che la nicessità ch'avea il mondo d'Antonio era una di queste due, e che sia la verità, tralasciando il dirvi con alcuni che consistesse nelle prediche: Predica verbum, insta opportune, importune argue; collo stesso Apostolo soggiongo, che abbiate pazienza: Patientiam habete; con altri che consistesse nell'udire le confessioni: Confessio et pulchritudo; con tall'uno in servire alli spedali: Oportet Episcopum hospitalem esse; con tall'altri nel mitigare il Cielo con discipline: Et disciplina tua ipsa me docebit; ed io vi rispondo, che tutte queste cose ordinarie, e le facciamo anche noi Zoccolanti, e voi altri Sig.ri c'avrete inteso qualche voltarella; ma non consisteva qua la necessità ch'aveva il mondo del mio Antonio. Onde andate a parlar col Quicumque, [Simb. di S. Atan.o] e non stupite. Interrogando lo dite che le paja della necessità ch'ebbe la fede catolica d'Antonio, e sentirete, che quell'oracolo vi risponde con quelle belle parole, acute parole: Ante omnia opus est ut teneat catholicam fidem. Che ne dite miei Sig.ri? Siete paghi del mio concetto? Ah! che mi accorgo, non siete abbastanza sodisfatti, forse perchè non intendete quest'altra latinità per essere un poco oscura. Attendete a sentire il senzo: Ante omnia, dice è Antonio; opus est, è di necessità, ut teneat, che mantenghi, catholicam fidem, la fede catolica.
E veramente non pare fuori di proposito; questo Quicumque dice molto bene la verità: Veritas de terra orta est, poicchè nato Antonio mio gloriosissimo Ante omnia, ed essendo ragazzotto nella città di Lisbona, imparò subito dal nome stesso della sua patria Lisbona a pigliar la zizza buona, cioè a patire, ed andarsene via dal mondo, entrando immediatamente ne' Canonici Regolari: mà perchè ivi non vedeva adempire il suo desiderio, che era di patire: Vir desideriorum, perchè ivi si mangiava bene e si beveva meglio: Manducamus et bibamus, e vi si fa una vita squisitissima, Mors et vita in manu Domini, e se qualche volta accade fra questi il digiunare, quello che s'hanno da mangiare la sera, se lo mangiano la matina, e la sera per collazione qualche galantariella, oh che santo digiuno!.. Mà torniamo presto al nostro Ante omnia, che già s'è calzato li stivali per partir via da questi Canonici. E dove t'incamini o bel zitello? A che lasci si commoda occasione per servir Dio? Nonne septuaginta annis Domino servisti? Si può dire di te come di quell'starione [ch]e fuggì. Vien quà, vien qua, che, per quanto vedo, corri a frati Zoccolanti. Or qui si che troverai il rovescio della medaglia; vedrai le morbide cammise di lino mutate in ruvidissima lana: Deus qui dat nivem sicut lanam, i morbidi letti in sacchi di paglia: Tamquam paleas ferrum, e così l'uomo come una nespola, o pera fiorentina, se ne starà sempre nella paglia; muterai poi la carne di capone in quella di pecora: Insuper pecora campi, il vino dolce in agraticcio: Verumtamen fex ejus non est exinanita, il pan bianco in quello di bracchi: Dic ut lapides isti panes fiant. Stà dunque sull'accerto. Mà se n'andò via il nostro Ante onmia, Sig.ri, nulla curando e tutto sprezzando, e direte non fosse vera questa necessità? Preziosissimo opus est? Clarissimo Ante omnia? Sapete perchè e [ha] lasciate tutte queste delizie? Deliciæ meæ esse cum filiis hominum, ed in specie à cambiato quell'abito, ch'à quasi del coloraticcio in questo saccaccio bigio del color d'asino, a cui io con raggione m'hò assomigliato? Per portar la somma del martirio. Non perchè in questa mia religione vi siano tiranni che martirizzano le genti (sebene qualche volta quando si comincia a perseguitare qualcheduno, non si finisce così subito); onde una volta un rev. padre Guardiano, quale non voglio nominare per degni rispetti, mi prese a perseguitare talmente che per una bagattella mi fece stare per cinque mesi e due giorni in prigione: Guardianus persequutus est me gratis; che mi volle far dare al diavolo: Et diabolus stet a dextris ejus. Ottenuta intanto licenza il nostro Ante omnia di poter predicare nelle parti dall'infedeli, ed in specie a Marrocchesi, dove si fà il marrocchino rosso, colà egli s'invia di buon animo; mà per l'infermità cagionatagli dall'asprezza delle penitenze, parte volontario, e parte per forza, non può proseguire il suo camino; onde doppo varj viaggi e disaggi pervenne in Assisi, e di là partendo per Forlì per ordinarsi con alcuni Frati Minori, che non erano frati nostri, perchè noi siamo Minori Osservanti, e del nostro Ante omnia può dirsi ch'era Maggior Osservante. Non istarò a dirvi qui i di lui atti di mortificazione: Mortificamur tota die; ne il lavare i piatti: Qui intingit manum mecum in paropside. Non vi voglio fastidire col ricordarvi la disciplina a sangue che faceva tutto il giorno: Et fui flaggellatus tota die. Non vi rammento i digiuni e pan moffito ed acqua pura in tempo che frà i Canonici Regolari avrebbe bevuto in neve: Nive dealbabuntur in selmon. Tralascio l'umiltà in iscopare le stanze e cortili de' Principi: In atrium principis sacerdotum ducebam. Non già che si tratta dell'umiltà; contemplatelo in questo fatto veramente stupendo, ch'è stimarsi indegno di predicare agli uomini, quasi non dicesse buoni concetti: Et concepit filium in senectute sua; andò a predicare ai pesci: Pisces maris qui perambulant semitas maris. Dunque con ragione posso dirvi, mio Ante omnia Antonio: Quam est admirabile nomen tuum in universa terra et mari!
Sentite, di grazia, per conferma della mia proposizione quest'altro prodigio, e vederete se io dico il vero si ò nò, e col primo Papa del Vaticano bisognerà che rispondiate: Non te negabo (l'occhio a me, Sursum corda). Si trovava in Ancona il padre del nostro Ante omnia Patavino, per essergli stati apposti due misfatti, l'uno per non aver pagato come doveva i Regij Ministri, e l'altro d'aver ammazzato uno. Il padre Ante omnia ciò sentito se n'andò dalli giudici, alli quali così favellò: Vos saeculorum iudices, et vera mundi lumina, votis praecamur cordium, audite voces supplicum; e non essendo quelli capaci, doppo due o tre Pater noster si portò all'epitafio, o vogliam dir cenotafio del nostro ammazzato, dove era sepellito, e gli parlò dicendo: Lazzare, veni foras, et surrexit qui erat mortuus. Poi l'interrogò chi l'avesse ammazzato: Responde mihi quantas habeo iniquitates. Con fetida bocca, quadriduanus erat, rispose non essere stato l'uccisore mio il padre di lui; e allora tutto allegro il Santo se ne ritornò via: Et errare facit in [in]vio, et non in via. Era dunque di necessità, che questo mio Ante omnia venisse al mondo per mantenitore della fede, e fù di necessità, perchè era condannato reo l'innocente: Innocens ego sum a sanguine justi hujus. Fù di necessità, perchè levò d'errore alcuni di questi, che vedevano il padre scandaloso: Necesse est ut veniant scandala. Fù di necessità, perchè levò via con quest'occasione gl'odij e mormorazioni de' parenti, e riparò ad altri infiniti mali: Malos male perdet. E mi direte che non sia vera la mia proposizione, e che non moralizzo con belli concetti?
E tacete tutti, e lasciate dire a me: Il mio glorioso Ante omnia era di necessità che venisse al mondo; mà non vi fermate in questi chiribizij di poco momento, mà miratelo là qual altro Giosuè, che se quello fermò il sole, che qual cavallo spallato se ne correva alla stalla dell'occidente; quest'ancora [fermò] tanti e tanti soli di peccatori, che se ne andavano all'occidente de' peccati. Era un Moisè: che se quello con verga toccante fece scaturire l'acqua, questo toccata la pietra de' spiritati facea scaturire fuori i demonij, che come lepri fuggivano: Dæmon lepra fugiunt.