Mà chi veggo? non hò tempo di mostrarvelo or un angelo, or un profeta, perchè già s'avvicina l'ora di fare il gallospaccio al cielo, onde per non morire tra noi Zoccolanti (o gran torto! quasi non fossimo degni di sì santa compagnia) si fece portare in una stanza del suo confessore, vicino al monastero delle monache. E qual cosa t'indusse a far ciò, o bellissimo Ante omnia? Tu che eri lo stesso zelo della nostra religione: Zelo zelatus sum; e che t'abbiam dato il nome di Maggior Osservante, dove gl'altri l'ànno di Minore per alienare: Si conditionem suam faciat meliorem. E forse facesti meglio cangiar tua condizione con andare là per esser meglio governato che frà noi? Avverti che sono poverelli, nè ti potranno soccorrere conforme al tuo bisogno; ti senti forse svogliato, e la t'invij per ricrearti con un pò di cialde, ciambellette e mustaccioli? Potevi però dirlo al reverendo padre Guardiano, che l'averebbe mandato a pigliare. Nessuna di queste cose lo mosse, o Sig.ri. Volete sapere per chè cosa ciò fece? Perchè egli era stato confessore e vergine, e perciò volle morire in una stanza del confessore di quelle vergini monache, onde con raggione potrai implorare: Regina Confessorum, Regina Virginum, ora pro nobis.

Mà se l'hà colta il nostro Ante omnia! E dove te ne voli lasciando quà giù noi, o padre? A godere, tu mi rispondi: Gaudete in Domino, semper iterum dico gaudete. Tu che eri tanto amator della mortificazione, non sapevi trattenerti un poco più, e non andartene così presto? Non eri quà giù qual candela che illumini tutti noi altri che caminiamo nelle tenebre delli splendori del mondo: Erat lux vera quæ illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum. O come ben dissi candela? Attenti al senzo tropologico e paraglifico, come dicono gl'eloquenti; avete osservato mai una candela quando è nuova, e comincia ad ardere? La tenete sovra un candeliere, o d'un altare, o nell'anticamera de' Principi: Ut luceat omnibus, qui in domo sunt, e doppo che è logorata più della metà, e che ne resta tre o quattro dita, vi resta per meccolo della lanterna; così era la candela del nostro Ante omnia, che doppo d'esser logorato ne' candilieri de' pulpiti e confessionali e di tante altre penitenze. Iddio se l'acchiappò questo meccolo per farlo ardere in cielo: Venit cum lanternis et facibus comprehendere eum.

Mà non sij chi si disperi per la sua partenza, poichè non è vero che c'abbji abbandonato, anzi di là sù siamo per riportare la luce delle sue grazie della celeste candela, come vediamo che chi a lui si raccomanda in cose sode e rilevanti, egli a nessuno le niega: Facienti quantum in se est, Deus non denegat suam gratiam. Parli chi era ridotto a vedere ballare i barrattini, come si suol dire, e in un subito gli fù restituita la sanità: Egri surgunt. Parli chi per la perdita d'un occhio era divenuto fiorentino, e per intercessione del nostro Ante omnia, avendolo ricuperato diviene italiano; parli chi a dispetto de' giudici portava la storta ed altre infermità nelle gambe, acciò quello non andasse prigione, o in galera gli furono cavate. Parli ch'avea perduto qualche cosa, e confessi subito, che gli fù restituita per sua intercessione: Membra resque perditas petunt. Parlino i giovani, che iti a caccia, ànno recuperato i cani smarriti: Accipiunt iuvenes et cani. E giacchè, gloriosissimo Ante omnia pronosticato dal gran profeta Atanasio, fai ritrovare le cose perdute, giacchè qual meccolo t'accendesti nella lanterna del cielo, favorisci ancora a me, che hò perduto il filo del mio discorso, non perchè sia sazio, mà perchè vedo storcere quest'idioti di ritrovarlo, e a costoro che m'ascoltano, fagli copia di tua intercessione: Veni sante Ante omnia, reple tuorum corda Cassanensium, mihique optatam gratia tribue. Io di già l'ò ottenuta la grazia. Voi dunque, che già alla promessa fatta vi ò condotti alle pantanelle della gloria del nostro Ante omnia, fatecci a vostro piacere una trippata di divozione, che bon prò vi faccia. E siccome quando s'abbevera qualche animale per farlo saziare con più gusto gli si ciuffola, così giacchè Animalis homo non percipit ea que Dei sunt, il signor organista gli farà una ciuffolata d'organo nel proseguire la messa cantata, e quando ciascuno si sarà abbeverato, a bon conto faccia quello che fò io, che me ne vado di galoppo alla stalla della mia cella, per invogliarmi nello strame del mio riposo.

FINE.

NOTE:

[1.] La Sicilia era allora divisa amministrativamente in tre valli; e le gravi difficoltà di locomozione fecero nascere la frase proverbiale, non registrata in nessun vocabolario: Jiri d'un vallu all'àutru, andare da un luogo all'altro lontanissimi tra loro.

[2.] A pag. 63 si legge: «Varie preci divote solite recitarsi da S.ro N. N. moniale vechhia di molta semplicità nel monastero di S. Giovanni in Regalbuto attualmente vivente in questo anno 1738».

[3.] Gli Avvenimenti coi nn. 5 e 15 si riferiscono all'anno 1722, ma il n. 33 al 1735, il n. 57 al 1736, il n. 18 al 1739, il n. 36 bis al 1741. Solo il n. 29 è del 1747.

[4.] Vedi i nn. 4, 11, 12, 19, 23, 27, 32.

[5.] Nomenclatura familiare siculo-italiana, p. 35. Messina, 1846.