[45.] Nelle processioni de' frati Cappuccini portava la Croce un terziario, e non già un chierico con cotta come presso altri Ordini religiosi. Essa era gigantesca (e perciò forse vuota di dentro) e senza pallio od ornamento alcuno.

L'autore qui nota come nella provincia monastica de' Cappuccini di Messina fosse una eccezione, cioè che nelle processioni reggesse la croce un chierico con cotta, e che dalla croce, piccola anzichè no, pendesse un pallio.

[46.] Chè vi darò una buona ricreazione, un gran divertimento.

[47.] La voce gnuri, che in Palermo si dà a' cocchieri, in alcuni comuni si usa per signuri, signore; e si prepone a' nomi di parentato: Gnuri patri, gnura matri; e si dà anche agli ecclesiastici come qui: Gnuri patri Furtunatu ecc.

[48.] Da scriversi: Talè ccà, guarda qui, furbacchiuolo! Mulaccinnottu, alterato da mulacciuni (mulotto), e questo da mulu, e si dice in senso cattivo.

[49.] Nichiarisi, v. intr., indispettirsi, corrucciarsi.

[50.] Dio non voglia che ella s'infreddi; io me ne vado.

[51.] Undi mi m'arricogghiu, dove ritirarmi, ricoverar questa notte. Notisi il mi caratteristico de' dialetti siciliani del Messinese, del quale nel mio Saggio di una Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane (Fiabe, vol. I, p. CCX) scrissi: «Il mi sta ora per che, congiunzione, ora per semplice ripieno, come nelle frasi: «Voli mi ci trovu un cunfissuri» (Milazzo). (Vuole che gli trovi un confessore). «Voli mi mi pigliu la risposta (Novara). (Vuole che mi pigli la risposta) ecc.»

[52.] Vattindi ecc., vattene, dunque, con una nave di diavoli! Oh guarda che rompiscatole! Pesta amara, pesta di c..., vale rompimento di scatole, seccatura, molestia insopportabile.

[53.] Non vi adirate, signorino, chè me ne vado.