Nei momenti più tristi del Marchese Fogliani, quando una turba incosciente urlava: Viva il Re! Fuori il Vicerè! pochi serbarono al Principe contro cui s'imprecava i riguardi prodigati al Principe fino allora regnante. [pg!279] Tra questi e sopra questi pochi fu una donna, la Contessa di Caltanissetta, vedova Ruffo Moncada. Costei, degna di sue copiose ricchezze, affrettavasi a far sapere all'afflitto Marchese che teneva a disposizione di lui i suoi beni, e pronte a qualunque di lui bisogno le migliaia di scudi della sua cassa[378]: offerta di anima nobilissima, la quale aveva anche il coraggio di affrontare non pur la impopolarità del momento, ma anche le ire della plebaglia d'allora.
Tra tante dame che non negavano un sorriso ai lodatori e forse s'inebbriavano ai profumi del loro eccelso casato e del sangue generoso dei loro avi, erano donne casalinghe ed economiche, tutte cura di famiglia: tipo non unico ma perfetto, Rosalia dei Principi di Resuttana, che meritò un bel ricordo in un libro di viaggi del tempo[379].
Ad atti di religione attendeva la Consororita di S. Maria delle Raccomandate, presso Porta di Vicari (S. Antonino). Per lungo volger d'anni ne tennero le sorti ora Caterina Tommasi Principessa di Lampedusa (1794), ora la Principessa di Furnari Maria Teresa Marziano (1800), coadiuvate dalle congiunte. Alla Principessa Maddalena Gravina vedova Rammacca e a Bernardina Oneto di S. Lorenzo (1794) seguivano la vedova Duchessa di Castellana Antonia Bonanno (1795), la Baronessa Teresa Schittini e la Principessa d'Aragona Marianna Naselli-Agliata (1798-99); ed a queste Stefania Branciforti Principessa di Scordia (1800), sempre [pg!280] piene di fiducia nella perpetua tesoriera vedova Principessa di S. Giuseppe, Maria Barlotta.
Il numero delle vedove nella pia congrega fa pensare ai disinganni della vita dopo le grandi sventure, per le quali il bisogno di conforto religioso si fa più che mai imperioso, e le pratiche divote si levano dal semplice misticismo al più profondo sentimento di Dio. Non abbiamo le fedi di battesimo e di stato civile delle altre nobili consuore, ma ci sentiamo quasi autorizzati a credere che tra esse non erano, poche eccezioni fatte, nè giovani, nè ragazze, nè donne, alle quali più sorridessero gioie di idealità avvenire.
Presso che ignoto l'uso moderno dei comitati. Il bene, chi sentiva di doverlo fare, sapeva dove e come farlo. Tuttavia, eccezionalmente, un Comitato misto di signori e di signore s'incontra verso la fine del secolo. Nel luglio del 1796 l'Arcivescovo e Presidente del Regno Lopez y Royo, affine d'ingraziarsi la Corte, nominava una commissione di dame, di cavalieri e di mercanti che raccogliesse danaro tra i nobili ed i civili a favore del Re. Col Pretore Principe del Cassaro era la Pretoressa Felice Naselli, col Capitan Giustiziere Conte di San Marco la Capitanessa Vittoria Filingeri nata Agliata, e Rosalia Di Napoli Marchesa di Montescaglioso e la Principessa della Trabia Marianna Branciforti Lanza, alla quale la carità non era impedimento negli uffici di Dama della Regina, come non pareva distrazione alla passione, che in lei si disse potente, pel giuoco.
La somma che questo Comitato potè mettere insieme fu cospicua, ma chi si fosse trovato a sentire [pg!281] coloro ai quali chiedevasi una contribuzione, si sarebbe senz'altro turate le orecchie.
Non un libro d'oro ci ha tramandato coi nomi le opere di codeste donne; anzi i nomi stessi ci mancano, perchè molte di esse si restavano nell'ombra. Giornali che le mettessero in evidenza non c'erano: e la cronaca mondana correva orale piuttosto che stampata e divulgata come ora tra i curiosi e gli sfaccendati. Eppure a noi è consentito affermare che se non furono tutte Veneri le belle, la beltà di molte fu fine e soave; se non eroine le buone, la loro benemerenza, chi se l'acquistò, non fu fittizia nè bugiarda. Molte le creature deboli e leggiere, ma molte anche le forti: e di fronte ad amori avventurosi, quali comportava con la suggestione la triste morbosità dei tempi, vi ebbero affetti elevati, che alle ebbrezze chimeriche contrapposero serenità ragionevoli ed alle seduzioni materiali del corpo le sublimi idealità dello spirito.
Veniamo ora alle dolenti note dell'ambiente nel quale donne belle ed avvenenti poterono non partecipare all'esercizio delle virtù ed esserne distratte dalla influenza d'allora. [pg!282]
[Capitolo XIX.]
LIBERTÀ DI COSTUME, CICISBEISMO.