La storia non mai scritta della vita siciliana offre, per la seconda metà del settecento, lo strano e quasi incredibile fenomeno d'una certa rilassatezza di costume. Si tratta d'un lungo episodio — chiamiamolo così — del poema morale dell'Isola, e bisogna rassegnarsi a percorrerlo anche quando l'amor proprio di chi scrive e di chi legge ne resti mortificato per la tradizionale aureola di rigidezza onde ogni buon isolano si abbella. Per fortuna, gli attori dell'episodio sono, relativamente alla popolazione intera, di numero sparutissimo, e di quasi una sola classe.

Siamo dunque nello scorcio del secolo XVIII. La moda straniera, come diremo, valicando monti e mari, veniva ad assidersi sovrana tra l'eterno femminino della Capitale. La galanteria francese con orpelli ed insidie tutto informava il costume dell'alta classe e, per imitazione, o per esempio, o per contagio, della media.

La libertà di fogge e di maniere, come sprigionata dalle secolari pastoie, veniva arditamente fuori in non corrette manifestazioni. La Francia era la gran tentatrice, e le sue lusinghe giungevano apertamente o sottomano. [pg!283] Dalla Francia un galateo non prima sognato, dalla Francia libri ed oggetti licenziosi. Le autorità civili e le ecclesiastiche vigilavano zelantissime, confondendo sovente il male reale col male immaginario, il bene assoluto col bene relativo; ma i loro occhi d'Argo e le loro braccia di Briareo non riuscivan sempre ad impedire relazioni occulte di commercio malsano, o creduto tale[380]. E che cosa, d'altronde, non poteva penetrare in città, quando in una sola volta, non meno di venti forestieri residenti in Palermo, usciti col pretesto di andare a bere un thè sopra un legno straniero ancorato nel porto, ritornavano di pieno giorno, carichi di preziose merci di contrabbando?[381]. Nel 1782 si riusciva a metter le mani sopra non so quanti ventagli giunti intatti da Parigi. Due anni dopo, per ordine dell'Arcivescovo Sanseverino, non so quanti altri, con figure che facevano arrossire anche i libertini, ne ardeva il boja; e nel 1790 si diffondevano davanti alla polizia figure che erano il colmo della sconcezza. Pure il malcostume al quale si chiudeva la porta entrava per la finestra; e le frequenti arsioni di merci proibite non impedivano che si facessero strada costumanze licenziose; anzi esse diventavano patrimonio comune appunto quando le autorità si moltiplicavano nello sbarrar loro la strada.

Le prime conseguenze della inconsulta condotta del Governo le risentiva la educazione, non più madre, ma madrigna; la quale preparava un avvenire poco [pg!284] edificante per le donne anche delle buone famiglie. Mentre, secondo Brydone, prima della celebrazione delle nozze non era permessa domestichezza di sorta tra i giovani dei due sessi in Italia, le signorine palermitane, disinvolte, affabili senza affettazione, cominciavano a rallentare la severa consuetudine di stare ai fianchi delle mamme. Mentre queste in Continente conducevano le figliuole in società guardando non al diporto, ma al secondo fine di disporle al matrimonio, pur sempre paurose che esse non venissero loro ad ogni istante rapite, o che prendessero la fuga; in Sicilia mostravano una certa confidenza nelle loro figliuole, e permettevano che il loro carattere si svolgesse e maturasse[382].

Bartels volle indagare lo spirito di questa nuova educazione, e ne trovò le ragioni, alle quali facciamo larghe riserve. Ecco in proposito una sua pagina, che gioverà come informazione, ma non già come apprezzamento; perchè, alla maniera di altri del medesimo genere, questo apprezzamento non corrisponde tutto alle condizioni del paese di allora.

«Il tenore di vita di società è libero e piacevole, e più leggiadro per le nubili, le quali in tutto il resto d'Italia non compariscono mai. Qui non si guarda più che tanto alla età acconcia a prender parte ai piaceri del mondo. Una filosofia ben intesa, non più offuscata da principî religiosi, ha preso piede fermo nella Capitale dell'Isola: e già si riconosce quanto sia pericoloso per una ragazza ignara della vita il passaggio improvviso dalla oscurità del chiostro alla luce abbagliante del [pg!285] mondo, tanto più pericoloso in quanto il temperamento, per ragione del clima, è ardente. Qui per le ragazze si stima necessaria la entrata prematura in società, acciò non manchi in esse la conoscenza dei pericoli stando ancora sotto la direzione dei genitori. Nè accade fermarsi sulle particolarità di quest'argomento, perchè basta solo il fatto che qui, come altrove in Italia, usa il cavalier servente, e che per passione irrefrenata il palermitano cerca di spendere quanto più può, e, in ogni occasione, di primeggiare. Così la madre non si occupa assolutamente della educazione dei figli, i quali, com'è ovvio supporre, non avranno alla loro volta imparato nulla. Però incontra in Palermo ciò che non incontra fuori, in Italia: una ragazza che possa facilmente dare un passo falso: e questa è conseguenza naturale della conoscenza precoce dei piaceri mondani; conoscenza che, trovando la ragazza un cotal poco emancipata dalla sorveglianza paterna e materna e completamente abbandonata a se stessa, dà ad essa agio di profittare dei molti godimenti.

«Non è pertanto a dubitare della influenza che questa pratica debba esercitare sulla salute di lei, e del come essa sia ragione degli infelici matrimonî che si contraggono, della rovina dei mariti e della nervosità delle mogli»[383]. Al che concorrevano anche e in alto grado gli sposalizî anticipati dei quali abbiam fatto cenno[384], e pei quali, mogli a dodici, quattordici anni di età, erano nonne a trenta[385].

[pg!286]

Durante ventun anno (1767-1787) tre tedeschi ed un francese scrissero in termini niente lusinghieri delle donne palermitane; ed è notevole che i loro giudizî indipendenti l'uno dall'altro, non presentano carattere d'imitazione. Cominciò primo Riedesel dicendo che esse erano in preda ad una grande libertà, e che i mariti s'avviavano a spogliarsi della vecchia gelosia[386]. Goethe, non già perchè portava al petto come un breviario il viaggio di Riedesel, ma perchè pensava con la sua testa e vedeva coi suoi occhi, notava che le persone all'occorrenza si corteggiavano a vicenda[387]. Terzo, un anonimo francese, facendo un passo avanti, affermava essere soprattutto le donne che fornivano aneddoti alla cronaca scandalosa[388]; e quarto, e malauguratamente non ultimo, Bartels, passando il segno, imprimeva delle vere stimmate all'alto femmineo sesso[389].

Queste ed altre accuse generali ci preparano a qualche notizia, meno vaga per i luoghi e le date.