Per un italiano del 1776, che non volle farsi conoscere, «la Marina è la passeggiata universale ed il convegno della sera. La Polizia ne vieta l'accesso alle fiaccole [non sarà stata la Polizia, sarà stato l'uso]. Al coperto d'una oscurità fitta passeggiano i mariti gelosi ed i timidi amanti, nascondendo gli uni i loro possessi, attutendo gli altri le loro fiamme. Ho visitato più volte queste tenebre misteriose, e non son rimasto mai senza una certa penosa emozione alla vista del turbamento che suole sempre accompagnare la felicità dell'uomo»[392].
Che cosa debba intendersi per «possessi dei mariti gelosi» cerchi di indovinare chi ci sa ben leggere! Noi procediamo oltre.
Per un altro scrittore del medesimo tempo la faccenda non è diversa. L'abate de Saint-Non, persona colta e senza scrupoli, rilevava (1778):
«La promenade charmante è un convegno dove nessun palermitano rinuncia a fare un giro prima di andare a letto. Pare un sito privilegiato con indulgenza plenaria per tutto quel che vi avviene, e pare altresì che i Siciliani abbiano per esso dimenticato a tal segno la loro naturale gelosia da proibire le fiaccole e tutto ciò che possa recare incomodo alle piccole libertà clandestine. [pg!290] Molto difficile sarebbe darsi ragione di siffatta singolarità, se non si sapesse già che essa, facendo partecipare tutti ai medesimi vantaggi, soffoca e fa cessare le mormorazioni di quei gelosi che per essa soffrono tormenti. Qui regna la oscurità più misteriosa e la meglio rispettata: tutti vi si confondono e smarriscono, tutti vi si cercano e vi si trovano»[393].
A brevi intervalli noi possiamo con altri viaggiatori visitare il piacevole ritrovo. Possiamo farlo col tedesco Bartels (1787), e troveremo inalterata l'usanza della spengitura delle fiaccole, che «senza etichetta, senza gelosia e con gentili scherzi» concorre a rendere più brevi le notti[394]. Possiamo farlo col Cav. de Mayer (1791): e se ci recherà fastidio la polvere sollevata dalle vetture, confessiamolo candidamente: non è per la polvere in se stessa, ma perchè la polvere «nuoce ai piaceri della sera»; e piaceri sono «il fresco, il laissez aller, la libertà, gl'incontri»[395]. Possiamo farlo con altri ancora; ma che più, a fronte di testimonianze così concordi?
E le donne mascherate? Queste si, lasciamole alla responsabilità di Brydone, che nessuno ne parlò mai e prima e dopo di lui. Solo la tradizione ne fa timido cenno, accusando certe illustri dame (e dice tre nomi), le quali a nascondere infedeltà colpevoli avrebbero ricorso al mal sicuro espediente.
E del resto, perchè questo sotterfugio quando gli stessi italiani in Palermo giudicavano preoccupazione [pg!291] non necessaria quella delle donne borghesi di coprirsi del manto nero?[396]
Ed ora, lasciamo il costume estivo della Marina, tanto esso non è se non una delle molteplici esteriorità della vita palermitana, e veniamo ad altro.
Siamo nel 1800. La Famiglia reale di Napoli è in Palermo. Il Duca du Berry, con un seguito di brillanti ufficiali, arriva nel nostro porto e viene a chiedere la mano d'una figliuola di Ferdinando III. Maria Carolina è a Vienna e la si attende da una settimana all'altra. Il signor d'Espinchal, uno degli ufficiali, senza perdere un solo dei divertimenti della giornata, prende nota di quel che fa e di quel che vede. Ecco una delle sue note:
«Maria Amelia ha diciott'anni: figura molto gradevole, ma nulla di particolare in un paese dove di beltà non è difetto. Le sue maniere dolci, gentili, timide anzichè no, ritraggono dalla etichetta troppo affettata della Corte, in contrasto delle costumanze molto rilassate della Sicilia».