Ecco Non cchiu Porta Filici. L'estate è finita, cessata è la Marina, i nobili tornano assidui alla conversazione del palazzo Cesarò, dove tra i due sessi
Si tratta a la francisa,
Nun su' nenti gilusi,
Su' tutti afittuusi,
Nun c'è nè meu nè tò.
Per iddi è impulizia
Qualura la sua dama
'Un joca, 'un balla, 'un ama.
Ma fa lu fattu sò.
Anzi taluni stilanu
Chi lu maritu va,
Pri stari in libertà,
Unni la mogghi 'un c'è.
Hannu morali a parti;
La liggi sua briusa
'N'è nenti scrupulusa,
Ognunu fa per sè.
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E come la libera moda ha riconosciuto naturale l'uso di prendere a braccio la prima ballerina che s'incontri a passeggio, così per questa si spende e si spande[402].
Ecco Ma chi pittura! Il buon Meli, disgustato delle scene alle quali gli tocca assistere, pennelleggia le condizioni dei tre ceti. A lavoro finito, egli non ha il coraggio di dare alle stampe la sua poesia, e la lascia manoscritta. È carità di patriota, o incontentabilità d'artista? Nol sappiamo; però è certo che in essa vuolsi vedere un documento di quella vita che non ha avuto ancora un illustratore con le vedute moderne.
In Palermo tutto vede bizzarria e sfacciataggine il poeta; la vanità regna immoderata:
Nun c'è vergogna,
Nun c'è russuri,
Pocu è l'onuri
E l'onestà.
La desiderata Marina è sempre il luogo favorito di certa gente. L'amore vi assume carattere di liberalità; la gelosia ne fugge; e se vi fa capolino, vi è, come avanzo di barbarie, derisa. Ogni donna — continua piacevoleggiando, il poeta — ha il suo amante e chi non ne ha, potrà occhieggiando procurarselo; e allora complimenti a tutt'andare, e subito confidenza.
Chi tocchi amabili,
Chi duci vezzi,
Chi pezzi pezzi
Lu cori sfa!
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