Teni ogni donna
A lu sò latu
Lu 'nnamuratu
Cu gravità[413].
L'innamorato non era il cavalier servente. Quello era un infelice che trascinava la catena d'una passione ardente; questo, felice, perchè alieno da gelosie, sospetti, guai: distinzione fondamentale, fatta da un testimonio del cicisbeismo. Una cicalata di Fr. Sampolo è la più sottile psicologia del Cavaler serventi. Non conosciamo in proposito studio intimo più fine, come della voce cicisbeo non conosciamo etimologia più sicura di quella data da un vocabolarista siciliano d'allora[414]. Solo il cavalier servente, secondo il Sampolo, gustava i più [pg!303] deliziosi piaceri, veri o fittizî che fossero. Preferibile l'amore senza amaro, com'era il suo. La dama ed il cavaliere godevano d'una felicità senza limiti:
Accussì stannu sempri in jochi e sciali
Senz'essiri nè amanti nè mariti;
Guadagnanu cu pocu capitali
Tirannu frutti, ma frutti squisiti....
Lu gran nimicu chi ognunu avirria
Fora la maliditta gilusia.
Ma egli questa gelosia non la conosce, e molto meno lei. La gelosia, osserva il poeta, è morta, o presso a morire; talchè di giorno o di notte, in pubblico o in privato, camminando o sedendo, in campagna o in città, per tutti e due è cuccagna continua:
Cuccagna d'ogni gustu in generali:
La vista vidi così (cose) di allucchiri;
Lu gustu tasta così curdiali;
La 'ntisa senti cosi di 'nfuddiri;
Lu nasu ciàura (odora) così essenziali;
Lu tattu tocca cosi d' 'un si diri;
E l'armuzza 'mparissi assintumata
Cci fa lu lardu, ed è tutta scassata[415].
Quello che fa difetto non son mica i piaceri; ma il tempo; chè dei piaceri se ne ha tanti che non si riesce tutti a goderseli; bisognerebbe allungare i giorni con le sere, le sere con le notti,
E succedi a li voti (volte) e forsi spissu
Chi pàrinu cchiù jorna un jornu stissu.
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Potrebbe osservarsi che non varrebbe la pena di perdere il sonno per passatempi di siffatto genere; ma chi la pensa così, aggiunge Sampolo, non capisce che l'uomo e la donna sono come la secchia e la fune, e che fuoco novello spegne vecchio fuoco. Un sorriso asciuga una lacrima, una giovane ringiovanisce un vecchio, e l'amore, a chi chiude, a chi apre un paradiso; i balli son fatti per legare le anime; e amore tesse i fili d'argento della tela della felicità.
Con un'analisi così delicata del cuore del cicisbeo, noi possiamo lasciare lo spinoso tema; tanto il cicisbeismo in Sicilia fu assai più temperato che in altre regioni d'Italia[416], e se si protrasse anche fino ai primi del sec. XIX esso non fu se non l'ombra di se stesso. Heinrich Westphal, che si volle nascondere sotto il pseudonimo di Tommasini, parlando del nostro Cassaro, potè nel 1822 vedere soltanto questo: che «nelle botteghe di galanteria entrano donne elegantemente vestite, coi loro cicisbei o cavalier serventi, occupate a passare a rassegna le novità parigine, e comperare questo o quell'altro, ovvero anche a dare una specie di Avis au lecteur al povero accompagnatore, notando come veramente bello e di buon gusto il tale o tal altro oggetto»[417].