Fortunatamente per noi lo stato morboso che in mezzo alla derisione del popolo ed all'aperto disprezzo delle persone sane, compiè il suo periodo, cessò del tutto. I cicisbei del settecento sono anche per la Sicilia semplici ricordi storici, anzi reminiscenze archeologiche. [pg!305]

[Capitolo XX.]

LA MODA DELLE DONNE, IL PARRUCCHIERE.

La moda, che per lungo volger di tempo fu spiccatamente spagnuola, nella seconda metà del settecento era senz'altro francese, o infranciosata.

Però, mentre le donne della campagna conservavano qualche cosa del vestire antico, le civili di Palermo, Messina, Catania ecc. indossavano lunghi manti neri, che scendendo dal capo coprivano interamente il volto. Del medesimo costume si servivano anche le grandi dame quando di mattina si recavano in chiesa: ma preferivano il bianco od il variopinto, che era di seta e formava un negligé ricco e piacevole.

Questo ci dicono i viaggiatori d'allora[418]; ma nessuno ci dice che l'acconciatura del capo era il massimo dell'eleganza, il centro a cui convergevano i raggi della grande ruota femminile: del qual silenzio dev'essere stata la ragione la generalità dell'uso e la notorietà della toilette in Francia, in Germania, in Inghilterra. Quando uno dei viaggiatori disse che le donne siciliane [pg!306] avevano chiome bellissime, e sapevano in particolar guisa giovarsene per accrescere grazia alla loro bellezza, disse molto e non disse nulla, perchè l'acconciatura del capo meritava ben altra notizia.

Riguardato con sottilissima cura, questo requisito di venustà muliebre occupava il parrucchiere, la cameriera ed altre persone di casa.

Fedele ministro della vanità femminile, il parrucchiere non poteva ogni giorno prestar l'opera sua; ma bastava che lo facesse una volta la settimana o più, per lasciar paga la sua eletta cliente. Giacchè, l'acconciatura del capo, così come per un certo tempo la ridusse il figurino francese che veniva da Napoli, era un edificio mirabile di mezza giornata di paziente, industre lavoro.

La vigilia di questo lavoro Madama andava a letto in ciocche accartocciate: e fin dalle prime ore del domani stava ad attendere il desiderato carnefice. Una intera batteria di ferri, ferretti, pettini, bambagia, fettucce, nastri era a disposizione di lui, capitano e stratego. Polveri e cosmetici popolavano la stanza. Il sapone di spiga andava con le polveri dentifricie; l'acqua nanfa gareggiava con l'acqua di rosa, la fior di mirto con la sans-pareille, e tutte con la costosissima acqua del paradiso. Le pastiglie profumatorie si associavano sovente con il ricercato liquore per togliere le macchie del volto.

Atteso con febbrile impazienza, ecco giungere il parrucchiere. Seguiamone le mosse con D. Pippo Romeo: