Quando nell'ottobre del 1772 una vera alluvione venne a guastare la festa data dal Vicerè Fogliani a tutte le classi della cittadinanza a Mezzo Monreale, i cantastorie fecero argomento delle loro colascionate la rovina delle vesti e delle superbe pettinature delle donne non nobili; ed un poetucolo ne traeva ragione di avvertimenti alla città, una volta rigida di morale; e si scandalizzava

Di li fimmini attillati,

Schittuliddi e maritati,

Cu scufini e frisaturi[433]

Pri cumpàriri signuri.

Li fadeddi[434] a mezza gamma,

La scarpetta cu la ciamma,

E lu pettu tuttu nudu

Chi a pinsàricci nni sudu.

E rimproverava mariti e padri che permettevano siffatte sconcezze, incentivi frequenti di liti, zuffe, sangue[435].

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Anche il Meli rimava sul medesimo tono, e con fine ironia ammoniva una ragazza troppo modesta:

Nun ti vèstiri a l'antica,

Cà di tutti si' guardata;

Cumparisci pittinata

Cu la scuffia e lu tuppè.

Cu cianchetti[436], veli e pinni,

Cu fadedda bianca e fina,

Cu la scarpa 'ncarnatina

Fai vutari a cu' c'è c'è[437].

Non avendo ove riporre ciò che il bisogno od il capriccio imponeva o consigliava, le donne servivansi d'un elegante astuccio d'argento, specie di nécessaire da passeggio. Quest'arnese con altri gingilli pendeva dal fianco delle signore, flagellato ad ogni istante e per ogni loro movimento. Uno che ne abbiamo veduto, quante rivelazioni ci ha fatte! Fremiti e svenevolezze, palpiti e speranze, mal simulate gelosie ed ostentate freddezze, visioni fantastiche e delusioni amare, e gioie evanescenti come guizzi di baleno che rompa la notte e la renda più cupa....

Mentre non si conosceva ancora il sigaro, il tabacco da fiuto era lo chic per le donne, la delizia degli uomini. I medici non eran tutti d'accordo sulla vera azione di esso; e, come a Napoli ed a Parigi, chi lo vantava salutare, chi lo sprezzava come dannoso alla testa. [pg!314] Federico di Prussia, artistica fusione di genialità e di stranezza, di poesia e di prosa, il quale alla vigilia d'una battaglia scriveva barzellettando a Monsieur de Voltaire, ne portava ripiene le tasche; Ferdinando di Napoli regalava tabacchiere, ma non pigliava tabacco.

Un giorno uno dei più illustri professori dell'Accademia degli studî (Università) leggeva una palinodia contro gli effetti perniciosi di esso. Durante la firitera, in mezzo a continua ilarità del pubblico, non faceva altro che stabaccare; e quando, a lettura finita, uno degli uditori gli chiese a bruciapelo a chi dovesse credersi, se all'oratore che avea tanto gridato contro il tabacco, o al maestro che ne avea preso a manate, il dotto uomo, confuso, mendicando una risposta, tornava istintivamente a fiutare.

Pertanto si spiega come, stanco dei continui reclami dei consumatori, il Governo s'indusse ad abolire (1781) il dazio proibitivo del tabacco, gravando invece la mano sulla farina, sull'orzo, sul vino!