Altronde, non sappiamo dirne di più quando per le particolarità di questa toletta abbiamo la franca dichiarazione dello stesso D. Pippo, il quale, sfogandosi contro la indecenza fin de siècle, si domandava: [pg!318]
Stu vèstiri mudernu senza cchù capu e cuda,
Chi parti su' cuverti, e parti su' a la nuda,
Senza cchiù spaddi e scianchi, senza principiu e fini,
Lu centru nun cchiù centru, la vita 'ntra li rini,
Fadetti di sei parmi, ch'appuntanu a li sciddi,
Scarpi cu li ligneddi, testi senza capiddi,
Pilucchi a battagghiuni, circhetti, castagnoli,
Senza disparitati di vecchi e di figghioli,[443]
Sta caristia di pila pri tantu gran cunsumu,
Stu beddu chi consisti in apparenza e fumu,
Sta razza di vintagghi, di menzu spangu a stentu,
Chi Suli non riparanu e mancu fannu ventu,
Sti scialli chi si portanu 'mparissi pri lu friddu
E pisa cchiù 'na pagghia, o un filu di capiddu,
Sti veli trasparenti, sta fina cammiciola,
Sti musulini oscuri, stu sciusciami chi vola,
Chi mettinu in prospettu chiddu chi duvirria
Ristari a lu cuvertu, su' rami di pazzia?[444].
Il ricordo dei ventagli è una brutta tentazione ad una rassegna delle varie fogge che ne corsero. Quelli richiamati da D. Pippo erano di forme nanerottole, ai quali, degradando sempre, si eran ridotti i mastodontici ventagli dei tempi anteriori. Ma noi non possiamo fermarvi la nostra attenzione; specialmente riflettendo che essi suscitaron la collera dell'Arcivescovo Sanseverino e, che è tutto dire, del Vicerè Caracciolo. Sotto la data del 7 luglio 1784 costui scriveva all'Avvocato Fiscale della Gran Corte, avere inteso di ventagli donneschi in vendita presso alcune botteghe di galanteria: ventagli con bizzarre figure, con la Confessione [pg!319] e la Comunione; e di esser rimasto scandalizzato del fatto che a maggior danno del veleno dell'empietà istillato negli spiriti deboli, si aggiungesse la stampa di certe canzonette francesi, per le quali mettevansi «pure in derisione i più sagrosanti misteri della nostra Religione». E però incaricava esso Avvocato Fiscale «di proibire immediatamente lo spaccio di tali ventagli, e formare al tempo stesso il legale processo contro coloro che li hanno introdotti, come rei di pubblicazione di stampa senza legali permessi»[445].
Il Vicerè che scriveva in questo modo era un enciclopedista convinto; coloro che comperavano ed usavano i ventagli, erano delle donne che si picchiavano il petto. [pg!320]
[Capitolo XXI.]
LA MODA DEGLI UOMINI.
Le fogge per gli uomini, tolte piccole modificazioni, rimanevano sempre le stesse, e per oltre mezzo secolo inalterate. Si guardino un poco i ritratti del tempo in un salone magnatizio d'oggi, e si troverà la eterna parrucca incipriata, il magnifico giambergone (divenuto traslato non sempre serio nella giammèrica) dalle candide e pieghevoli manichette con dentelles, mutabili ad ogni tre o quattro giorni, con il profuso panciotto che slarga in basso, e con calzoni di raso attaccati a mezza gamba, là dove li raggiungono eleganti calze di seta[446] uscenti da scarpine ornate di lucentissime fibbie d'oro o d'argento.
Chi poi avesse veduto questi signori per le strade, a passeggio specialmente, avrebbe rilevato sopra la parrucca un cappello a tre pizzi trinato e indorato, che la [pg!321] jattanza affidava talora ad un creato, ad uno dei creati usi a tener dietro al padrone[447].
Nobili e civili andavano armati di spadino.
Quest'arme fino al 1782 era comune anche alla bassa gente. Dopo l'omicidio commesso nella processione della Madonna Assunta, del quale abbiam fatto cenno[448], essa venne severamente proibita, e si volle che per lo avvenire «niuno degli artisti e degl'individui delle maestranze che esercitano arti meccaniche, servitori di livrea, eziandio qualora non vestono livrea, e qualunque altra persona del volgo inferiore, possa da oggi (26 dic.) innanti portare al fianco o in altra guisa spada di qualunque misura e forma, sciabole, sciabolette, guardafreni, squarcine o altro genere di arme, ancora quando fossero vestiti di giamberga, sotto le pene contenute nel bando proibitivo delle arme»[449].