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La breve notizia è un guizzo di luce nel campo non del tutto esplorato del costume. Come dev'essere stato orribile, andando per la città, vedere nei posti più frequentati, fermi e circondati di curiosi, cataletti, con sopravi figure contraffatte di uomini e di donne in attesa di chi offerisse l'obolo per le spese del seppellimento!...

La provvida abolizione, peraltro, non tolse l'uso dei trasporti funebri di poveri, di civili, di nobili. Il noto Segretario del Senato Teixejra nel 1793 parlava ancora di questue dell'opera Santa di S. Giuseppe ab Arimathea a beneficio dei defunti poveri[480].

Nè mutò l'abolizione de' diritti parrocchiali per siffatte occasioni luttuose. Quantunque non si pagasse più l'associo, la benedizione del cadavere ed il trasporto di esso, pure questo, dove l'agiatezza lo consentisse, o la vanità del fastigio lo esigesse, avea l'onore d'un corteo di frati e di preti dalla casa alla chiesa o, quando qui non fosse la sepoltura, al camposanto. Non lo mutò neppure il divieto di quella tale associazione che per un grano (cent. 2) la settimana forniva ai contribuenti gratuito, se tale poteva dirsi, ed associo e sepoltura e mortorio e messe ed altri postumi suffragi[481].

Il morto volgare veniva acconciato in portantina, scoverta o no. La distinzione s'avea anche in questa, [pg!351] perchè esisteva una gradazione esteriore, dal cuoio nero semplice al legno lucido, ed ornato con un pennacchio in alto, un cranio su due stinchi incrociati davanti, ed il motto: Memento mori[482].

Non era raro che una portantina comune con un cadavere dal viso mostruoso e ributtante si scambiasse per altra, rallegrata da un bel viso sorridente, e viceversa. Hager si disse vittima di questo equivoco, e lo ricordava con terrore[483].

Eppure, la vista di cotali spettacoli non dovea essere così brutta come ne è adesso per noi il semplice ricordo. Ci si era nati, cresciuti, e perciò abituati: ed a forza di giornaliere ripetizioni doveva tenersi come una delle cose ordinarie della vita.

Fin nelle feste dei bimbi e dei fanciulli, e nelle strenne, che loro si facevano e si fanno credere regalate dai congiunti trapassati, le triste immagini potevano ricomparire, frammischiarsi, senza turbare i miti sogni delle anime tenerelle. L'Arcivescovo Filangeri, fungendo da Presidente del Regno (1773 e 1774), volle per due volte consecutive, all'avvicinarsi della fiera per la commemorazione dei defunti, disporre «che non si lavorassero le antiche immagini o figure di qualunque si sia sorte di morti, di scheletri, di ossa, di teschi»[484] (anche di teschi manipolati dai dolcieri per le strenne fanciullesche!); ma non si hanno prove che con la venuta del novello Vicerè si fosse ottemperato al bando presidenziale.

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Il provvedimento governativo per le seppellizioni nel nuovo cimitero di S. Orsola non abolì l'uso delle inumazioni nelle chiese, ma ne diminuì il numero. Le cosiddette sepolture gentilizie continuarono a ricevere i cadaveri di quelle famiglie che ne avessero la proprietà. Conventi e monasteri erano per questo preferiti; ma preferiti erano, esclusivamente per le donne, i sotterranei delle Cappuccinelle e, indistintamente per gli uomini e per le donne, le catacombe dei Cappuccini. Lì s'accoglievano le dame e le gentildonne dei migliori casati, e, vestite da cappuccine, venivano allogate in nicchie; qui, invece, nobili, civili, ecclesiastici, maestri, i cui congiunti potevano fare la spesa del colatoio e del posto avvenire. In che forma, dopo essiccati, venissero ridotti e come acconciati, si vede ancora nella triste necropoli, che tutti i viaggiatori hanno con senso di ribrezzo visitata, e dove solo un poeta di alta forma trovò non invidiabile ragione d'ispirarsi.