La descrizione che ne lasciò Ippolito Pindemonte è artistica:
.... spaziose, oscure
Stanze sotterra, ove in lor nicchie, come
Simulacri diritti, intorno vanno
Corpi d'anima vôti, e con que' panni
Tuttora, in cui l'aura spirar fur visti
Sovra i muscoli morti e su la pelle
Così l'arte sudò, così caccionne
Fuori ogni rumor, che le sembianze antiche,
Non che le carni lor serbano i volti
Dopo cent'anni e più: morte li guarda
E in tema par d'aver fallito i colpi[485].
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Bei versi, invero, che non fanno onore ai gusti del malinconico Cantore veronese, ma che bastarono a far dare il nome di Via Pindemonte alla strada dei Cappuccini.
Ora anche nel seppellimento una distinzione non poteva mancare. Tra le gallerie ve n'era una anche pei nobili, e dove, mummificati e vestiti d'un sacco nero i corpi di persone dozzinali venivano ordinariamente appesi alle pareti, quelli di distinto casato, dissecati a quel modo ed avvolti nei propri panni e veli, «con sacchetti d'erbe aromatiche sul petto» venivan chiusi in casse, o bacheche, le quali il vecchio custode del luogo apriva ai curiosi visitatori[486].
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[Capitolo XXIV.]
PARTECIPAZIONI.
Il lettore non tema di essere attristato con altre notizie funeree. Chi muore giace, e chi vive si dà pace, dicono per proverbio i Toscani; ma più efficacemente i Siciliani: Tintu cu' mori, ca cu' arresta si marita. E proprio pei maritaggi, come per i ricevimenti, le gale, i balli, i monacati, partivano gl'inviti da un palazzo e andavano ad un altro, espressione della grandeur delle titolate famiglie. Non un invito che deviasse dal suo natural cammino, non una partecipazione che uscisse dalla cerchia entro la quale se ne stava la classe elevata. Se inviti per alcuno di essa dalla media classe partivano, raro è che, giunti, si tenessero, per quanto graziosamente accolti; e se si tenevano, circostanze e ragioni speciali dovevano averne determinata l'accettazione: o che tra l'uno e l'altro dei due ceti fosse un'amicizia tale da imporre a questo di spedire, a quello di accogliere l'invito gentile, o che nel gentile patrizio fosse una singolare degnazione. Senza di questo ciascuno rimaneva al posto che gli competeva.
Per quanto piccola, questa faccenda delle partecipazioni è una curiosità anch'essa. Se ai dì nostri sono elementi di cronaca mondana la cravatta di uno scombiccheratore [pg!355] di versi, la sottoveste d'un accozzatore di note musicali, il tacco degli stivalini d'una Nanà qualsiasi, e le più futili cose della vita giornaliera assurgono ad importanza che rivela soltanto la nostra miseria, perchè non devono queste dimenticate delicatezze dei nostri vecchi entrare nella storia della eleganza siciliana?