In una delle splendide sale del Palazzo Butera in Palermo[487] è la ricca biblioteca della Casa. Tra i manoscritti del Duchino di Camastra, che, dopo il 1805, dovea essere D. Giuseppe Lanza e Branciforti, Principe di Trabia e di Batera, ed uno dei più colti ed affabili letterati del sec. XIX, v'è un volume che fa per noi[488]. Giovinetto ancora, l'intelligente patrizio piacevasi di prendere appunti nel Diario palermitano che il venerando Villabianca metteva in propria casa a disposizione di lui[489]: e certo a siffatta amicizia è da attribuire la spiccata tendenza del futuro scrittore alla erudizione patria. I dotti lo chiamavano alle loro adunanze: ed una stampa del tempo, che fa parte di quel volume, dice così:

L'ACCADEMIA PALERMITANA DEL BUON GUSTO. DOMENICA LI 2 8BRE 1796 ALLE ORE 22 NEL PALAZZO DELL'ECC.MO SENATO IL SAC. D. GIOVANNI D'ANGELO RECITERÀ UN DISCORSO CHE HA P. TITOLO LA GALLERIA DI VERRE. SI PRIEGA IL SIG.RE DUCHINO CAMASTRA AD INTERVENIRE.

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È, come si vede, una formola ordinaria, la quale verrà subito compresa quando nel corso di quest'opera si leggerà che cosa fosse quell'Accademia, e perchè si adunasse nel Palazzo del Senato, ed alle ore 22.

Sotto l'anno 1795, il volume Butera offre le più distinte forme tipografiche e letterarie di partecipazioni. Scorriamone qualcuna.

Sono pezzetti di carta di filo, non più larghi di dieci, non più lunghi di sette centimetri. Lo stampato vi è incorniciato in fregi incisi e litografati con disegni di artisti d'allora: ben povera cosa, invero, che però non andava senza il nome latino degli autori: Franciscus Gramignani, ovvero Michael Ognibene sculpsit. Si capisce che le cornicette servivano ad inquadrare qualunque comunicazione. Ma in tanta modestia di dimensioni e di forma quale profumo di gentilezza!

Eccone uno, il primo, che s'infiora del sorriso d'una nobil donna a tutti nota:

LA MARCHESA DELLA CERDA

MENTRE DIVOTAMENTE LA RIVERISCE

SI DÀ L'ONORE DI SIGNIFICARLE IL GIÀ CONCHIUSO