Noi dobbiamo visitarla nella stagione in cui l'abitudine vi chiamava una volta il giorno la popolazione tutta; due volte il giorno, i ceti superiori[502].

Il 24 giugno la passeggiata estiva inauguravasi in forma chiassosa. Delle vetture padronali, altre eran nuove, altre rifatte a nuovo. All'ultimo sole che andava a nascondersi dietro Monte Cuccio luccicavano, svariati e ricchi, gli stemmi d'argento. Cocchieri, lacchè, volantini pavoneggiavansi in abiti che l'uso voleva o supponeva usciti dalle mani dei sarti.

Uno sempre, ma variato fino a settembre, lo spettacolo. Godiamcelo sulle Mura delle Cattive. Qui (se la tradizione è plausibile) le vedove (cattivi) che non vogliono farsi scorgere, ma che invece si mettono in evidenza, vengono a prendere un po' d'aria, e la frequente loro presenza dà il nome all'alto viale, ed il nome è etichetta della merce.

Brulica nell'ampio corso la folla di cavalieri e di dame, di borghesi e di signore, di maestri e di donnicciuole. Preti e frati, impiegati e professionisti, soldati e studenti, monachelle e pinzochere animano la scena componendo e scomponendo, come in un caleidoscopio, gruppi multicolori e distinti[503].

Verso la Garita siede maestoso in alto un uomo che narra e gesticola e con un bastoncello in mano in [pg!366] forma di furberta trincia in aria dei segni, o combatte corpo a corpo nemici che non ha. Egli è un contastorie, che sa tutte le leggende di Rinaldo, di Carlo Magno, d'Orlando, di Calloandro, di Guerino. Gli appassionati, chi in piedi, chi su pancacce, con la spesa d'un grano, pendono religiosamente dalle sue labbra.

A due passi da lui, in un teatrino di legno per farse e commedie in dialetto, popolani ed anche civili entrano premurosi a sentire i creatori della nuova arte nazionale[504]. Trombe e tamburi chiamano uomini attempati e giovani ad uno steccato vicino, ove i lazzi di pulcinella provocano ilarità e risa sgangherate; e dietro a tutti, con uno sforzo assolutamente fantastico d'isolamento, il luogo della contumacia (1788), non è guari scelto e costruito da chi trovò incomodo e pericoloso nelle procelle quello di fronte alla Garita, presso la chiesa di Piedigrotta (1787).

In mezzo a tanta confusione giungon distinte le voci dei venditori di seme di zucca tostata e di acqua del pozzo di Santa Ninfa che a piè del nostro bastione vengono ad attingere gli acquaiuoli della passeggiata.

Circolano, frattanto, nel centro «phaetons» secondo l'ultima moda e fornimenti inglesi ornati d'argento e carrozze indorate, con le più eleganti livree e con arditi cavalli allietanti non meno per le loro magnifiche forme che pel loro bel colore, e che attirano con la loro finezza e col loro fuoco gli sguardi di tutti. Qui un amico che guida da sè i cavalli spumanti, o una coppia di attraenti bellezze, che dalla vettura aperta mandano [pg!367] ardenti saluti, o che passeggiando, amichevolmente conversano.... Qui, si fanno nuove conoscenze, si sentono notizie interessanti, si combinano accordi di divertimenti e di piaceri»[505].

Dall'altro lato, sotto della banchina, a cavalcioni, accoccolati, carponi, in piedi, stanno lunghesso la spiaggia raisi della Kalsa, chi a risarcire reti smagliate, chi a fornir d'esca e ad adugliare per la prossima notte palangani, e chi sui gozzi tirati o da tirarsi a terra, a frettare, ad aggottare con la vecchia sàssola l'acqua penetrata per le falle: e quando or l'uno or l'altro di essi alza gli occhi verso tanti sfaccendati, senza neppure fissarli, non sanno comprendere come possano dirsi palermitani essi pure, i Kalsitani, se palermitani son tutti costoro, che ogni giorno vengono qui a divertirsi.

E come possono essi, i poveri pescatori, veder di buon occhio, tutte fronzoli, trine e belletti, vecchie impiastricciate di cerussa nelle profonde rughe del viso e le quali vogliono gareggiare con le più fresche ragazze? E come non sentirsi rimescolare al passaggio di una che, tutta polvere e manteca, sfacciatamente invita un giovinotto a farle compagnia nel passeggio, mentre altri zerbinotti la colmano dei complimenti più leziosi?[506].