mentre altri sgrana cialde e biscotti ed altri sorbisce gelati[514].
Povero Meli! condannato un secolo dopo alla berlina quando la berlina è rimasta solo di nome, lì nella medesima Villa Giulia, in una amara caricatura di statua, che il Municipio avea avuto la infelice idea di far sorgere nella Piazza di S. Teresa, ed il Municipio stesso ha avuto il buon senso di togliere per regalarla o relegarla in un angolo del pubblico giardino. Oh no! il primo poeta della Sicilia non meritava il ludibrio di quel monumento!
Se il chiaror della luna ci favorisce, noi potremo anche discernere lo Scimonelli, che però, men fortunato dell'amico suo, s'avviene in una «comitiva di cattivi dilettanti di canti, che più di una sera fu fischiata», e forte si maraviglia che essa non comprenda, gli applausi del pubblico essere una solenne canzonatura; onde è necessario smettere dallo straziare minerali, vegetali, animali: statue, cioè, piante ed uomini del luogo, dove pure
Li sònura e li canti
Piacinu a tutti....[515].
Questo svago non fu smesso mai per lungo volger di estati: ed i Palermitani attendevano ansiosi la stagione buona per goderselo sempre. E quale svago più delizioso che concerti e canti notturni dei cittadini più abili nell'arte della musica e del canto! Anche fuori di patria essi vi tornavano col pensiero e lo celebravano [pg!374] con le parole. Il barone Forno in Napoli diceva: «Due donne che abbiano sonora voce, cantando l'una e l'altra in terza, ed un uomo che l'accompagni, in voce di basso, cantando, dico, tutti e tre sull'unisono canzonette di gusto, non recan eglino il maggior piacere del mondo, anche oggigiorno (1792), che siamo per così dire sazj di sentire composizioni eccellenti della più scelta ed armoniosa musica? Simili ariette, così cantate, si sentono con gran diletto, tutte le sere estive, nella pubblica Villa di Palermo, e moltissime persone di ogni ceto corrono ad esserne ascoltatrici»[516].
Kephalides vi assistette nei primordî del sec. XIX, e «da ogni lato intese chitarre e tamburelli e gran folla di spensierati ballando come pazzi al suono d'un violino e con le mani facendo scoppiettar le castagnette, mentre un vecchio batteva il sistro con le dita coperte d'un grosso ditale di ferro».
Il vecchio è morto e seppellito: il sistro (azzarinu) si batte con un ferro; ma la Flora non riecheggia più di cembali, nè di canti, nè di balli, nè di grida di venditori. Il chiasso di chi mangiava e bevea all'Astracheddi[517] è appena un ricordo del Meli. Fino i giocatori alle bocce, incomodi e pericolosi ai passanti, sono per sempre scomparsi. Nel 1822 un forestiere trovava già chiusa all'Avemmaria questa Villa Giulia: ed ora, quando il popolo vi accorre numeroso, vuoi di giorno, vuoi di sera, la musoneria ne è sempre la nota dominante.
[pg!375]
[Capitolo XXVI.]
DIVERTIMENTI A PORTA NUOVA E A ZE SCIAVERIA; VILLEGGIATURA AI COLLI E A BAGHERIA.