Ma non la sola Marina, non la sola Villa Giulia, eran teatri di passatempi e di svaghi.
Un giorno non si sa come e perchè, i Palermitani mettono gli occhi sopra la via fuori Porta Nuova e cominciano ad andarvi, dapprima in pochi, poi in molti. Quanti amano il piacere, nuovo come passeggiata giornaliera estiva, son tutti lì.
E la Marina? La Marina resta quasi deserta, solo frequentata dai signori. Andate a leggere nel capriccio del Palermitano!
La passeggiata fuori Porta Nuova finiva a mezzanotte. Beato chi poteva trovare un posticino nei sedili presso la fontana di S. Teresa! (Piazza Indipendenza). Qualche solitario sognatore di vecchie storie guardando la bella, anzi bellissima sirena della fontana versante dal seno copiosi zampilli d'acqua, avrà riflettuto sulla labilità delle umane cose, e sarà corso col pensiero al primo Marcantonio Colonna, alla più che dolce amica di lui Baronessa di Miserandino, ed alle turbinose vicende di quel marmo, di continuo, secondo i tempi e le esigenze estetiche, spostato da un luogo all'altro, e finalmente [pg!376] allogato qui, donde poi, al domani d'una rivoluzione (1860), doveva passare in un privato giardino[518].
Ma il gran pubblico, il pubblico grosso, pensava ad altro, e forse neanche sapeva della passione gagliarda del Vicerè, forte così nella giustizia pei delinquenti come nell'amore della sventurata dama di Palermo. Per esso c'era più gusto a guardare le nuove baracche di frutta, dolci, ed i nuovi caffè, che a contemplare la muta sirena.
Anche qui fu visto aggirarsi il Meli; anzi proprio da lui si è saputo della diversione dalla Marina alla nuova passeggiata (nuova, s'intende, per la forma che pigliava e per la passione dei frequentatori). Fu lui che, cresciuto l'entusiasmo per Porta Nuova, volle andarvi, riandarvi, e cantarla nella vita novella e nel movimento incessante, allegro di coloro che vi si recavano. Fu lui che raccolse l'eco d'un
Coru di strumenti
Sunari a tinghitè,
e delle chitarre in mano ai più esperti figari della città; fu lui che assistette alla ressa dei buontemponi, ed allo spensierato gironzolare delle donne nel loro bianco costume di estate; e solo da lui sappiamo:
Ca cui cci va la sira
Ddà fora a Porta Nova,
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Siddu ni fa la prova,
Mai si la scurdirà[519].
D'altro lato, non dobbiamo giudicare priva d'un certo gusto la nuova simpatia per la vecchia strada fuori Porta Nuova. Se oggi il Corso Calatafimi è comodo e buono, allora che si chiamava, come ancora volgarmente si chiama, strada di Mezzo Monreale, era anche bello, uno dei più belli dei dintorni di Palermo. Da quella Porta fin sopra i Cappuccini, platani, alvani e pioppi giganteggiavano in doppia fila difendendo dal sole d'estate, dalle piogge d'inverno i passanti. Di tratto in tratto, gaie d'aspetto vi sorgevano ville eleganti, e a distanze regolari fontane di limpide e salutari acque, le quali cent'anni dopo — non un giorno più, non un giorno meno — doveano come impure e non potabili essere sostituite con altre, «dedotte dalle eccelse vette dei Nebrodi» (come dice una sciocca iscrizione testè murata nel prospetto del Palazzo municipale). Ed il popolo, eterno poeta, non impassibile a tanta bellezza di natura e d'arte, cantava lietamente: