Da poco nell'antica torre di S. Ninfa, dallo Osservatorio Astronomico si leva gigante alla contemplazione del cielo l'ab. Piazzi, che presto darà al mondo scientifico la scoperta della Cerere e la numerazione delle stelle. «Un re eresse la torre, un altro la destinò a più nobile uso»: così dice una iscrizione latina sulla porta della Specola, alludendo a Ruggiero il Normanno ed a Ferdinando III Borbone.
Dalla terrazza di quest'Osservatorio girando attorno lo sguardo, lo spirito si sublima in una veduta che non ha confronti. La riviera compresa tra il Capo Zafferano e l'Arenella si stringe ai lambiti del mare di cobalto, carezzante la città bella. Palermo è tutta dentro le sue vecchie mura. Logge, cupole, campanili, si contano ad uno ad uno: e chiese, monasteri, conventi, palazzi, istituti si discernono in mezzo alle torri di Rossel (Albergaria), di Terranova, di Pietratagliata (Loggia), di [pg!35] Vanni, di Chirco, di Rombao, della Pietà, di Cattolica, alla Kalsa, il turrito tra' quartieri.
Le seduzioni politiche dei Vicerè, favorite dalla debolezza del Senato, tolsero ai baluardi i cannoni, resi, peraltro, inutili alla difesa, nocivi alle circostanti case. Quei cannoni furono imbarcati per Napoli; ma lunghesso la costiera altri ne rimasero (una sessantina circa), all'Acqua dei Corsari, al Sacramento, a S. Erasmo, alla Garita, alla Lanterna del Molo, all'Arenella ed altri ancora al forte del Castello, che però il sospettoso Governo tiene con le bocche parte sul mare, parte sugli inermi cittadini.
Siamo di primavera, e tutta verdeggia la Conca.
Nelle campagne che a vista d'occhio vanno a perdersi a pie' dei monti Gallo, Belampo, Billiemi, Caputo, Cuccio, Grifone, Gerbino, Gibilrossa, Solunto, lussureggiano viti ed aranci, olivi e mandorli, agavi ed opunzie.
L'aspetto di questi monti è d'un colore indefinibile tra l'azzurrognolo ed il rossastro se nudi; e se coperti di alberi, disseminato di macchie folte, irregolari, come capricciose, finchè lo comportino le immani rocce e le piccole balze, dove cadenti in bruschi ciglioni a picco, dove correnti in dolci linee di curve, di rialzi, di frastagliature, di punte, lisce, dentellate, taglienti, non tentate mai dalla mano dell'uomo.
A sinistra, sotto il crine meridionale del Pellegrino, a cavaliere della collina declinante verso l'Acqua santa, sorgerà tra non guari la villa Belmonte, ed al lato occidentale la Favorita, che dei rimpianti ozii di Capodimonte e di Caserta compenserà l'esule Ferdinando. Anche lontane, anche poco visibili, son sempre maestose [pg!36] laggiù le cospicue ville, anzi i grandi palazzi di Niscemi-Valguarnera, di Cassaro, di Montalbo, di Castelnuovo. Ai cipressi del finto eremo, alla chiesetta che questo fiancheggia, l'occhio distingue la villa Resuttano dalla villa Moncada, maravigliosa per verzieri, boschetti, labirinti, fontane, peschiere, statue e viali coperti; la villa Pandolfina dalla Airoldi, il cui padrone, custode della Legge, ha potuto in onta ad essa occupare un terreno.... pubblico.
Ed altre ed altre ancora son le ville della fatata pianura, e tutte, più o meno, si legano senza unirsi, si affiancano senza confondersi, in una gara di opulenza e di grandiosità, di fastigio e di spensieratezza. Il Conservatorio delle Croci, avanzo di una di queste ville (Cifuentes), non è più l'officiale albergo di nuovi Vicerè alla vigilia del loro solenne ingresso nella Capitale; ma Ospizio pietoso di povere orfane.
Dietro a noi, lassù, è il divin tempio in Monreale; e a destra della via che ad esso conduce, la Zisa, «il più bel possesso del più splendido dei re del mondo», secondo la iscrizione araba del coronamento della facciata dell'edifizio, che Guglielmo I incominciò ed il figlio «a tutta sua cura volle serbare».
Ma da questa terrazza non tutto ci è dato vedere; saliamo più in alto, torno torno alla Specola.