E ci si ride sopra amaramente pensandosi che mentre si fanno tante spese di lusso, il costo dei viveri cresce a marcio dispetto di tutte le mete e di tutti i Pretori. [pg!43]

Intanto che ci troviamo nel più antico e popoloso mercato, non vorremmo prender conto del prezzo di qualche derrata? Oh sì: esso ci potrà essere certamente utile. Fissiamo la data: 1798. Ecco: v'è del pane di prima qualità per dodici grani e tre danari un rotolo; la gente lo vuole a forma di guastidduni e di puliddi (la forma più grande, cioè, e la mezza forma): e grida se non è del peso regolare di un rotolo e mezzo, e magari due, per un tarì. Della pasta bianca come cera di Venezia si ha per dieci grani e quattro danari. Di carne non si fa molto consumo; e di Venerdì e Mercoledì e nei giorni di vigilia, non se ne cerca altro che per gli ammalati, la migliore però si ha a tre carlini e tre danari, quanto l'olio. Le galline abbondano, ma chi volete che ne mangi a tre tarì l'una, quando fino a pochi anni sono (1794) costavano due tarì e sei grani quanto le paga l'Ospedale grande e nuovo? Le uova son tre grani l'uno; il carbone non va a misura, ma a peso, anche a minuto; ed un rotolo si paga cinque grani; un quartuccio di vino sette; un rotolo di sapone, sedici; uno di formaggio, ventotto; uno di sugna, due tarì e sedici grani[58].

Non diversi gli altri mercati, sia quello della Fieravecchia, sia l'altro del Garraffello, che da poco il Senato, pur biasimandone il nome, ha battezzato Caracciolo, ed il volgo, Vucciria: titolo che un sedicente romanziere nel 1870 dovea derivare, non già da beccheria (boucherie), ma dalle voci che vi si fanno![59].

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Questa la città nella rapidissima visita che ne abbiamo fatta. Ma chi sono, e che sono essi i cittadini alla fine del secolo?

Ecco una breve statistica, buona a far capire molte cose.

Fissiamo la data anche qui: l'anno 1798. La popolazione, secondo l'ultimo rivelo o censimento, è di 148,138 abitanti. Esistono 38 conventi, 39 monasteri, 152 chiese con 7379 preti, frati, monaci e monache. (Avvertiamo qui una volta e per sempre che per convento in Sicilia s'intende monastero, con uomini; e per monastero, convento, con monache; ma di ciò, meglio a suo luogo, cioè nel capitolo dei Monaci e delle Monache).

Moltissimi, come più innanzi si vedrà, i nobili tra autentici e falsi, tra veri, presunti e sedicenti. Il ceto medio o civile è sempre ascritto a corporazioni: e tra esse va ricordato il collegio dei medici, quello degli aromatarî, dei dottori, dei procuratori, dei sollecitatori e le nazioni dei Napoletani, dei Genovesi, dei Milanesi. Numerosissimi gli artigiani, divisi, non ostante i vicereali decreti, in maestranze di argentieri, caffettieri, barbieri, fornai, cocchieri, bordonari.

Queste cifre sono officiali; ma vanno controllate medesimamente che quelle del censimento del 1774, nel quale per un malinteso interesse delle loro chiese, i parroci fecero riveli per 216,000 anime, compresi i sobborghi di S. Lucia e di S. Teresa, dei Colli e di Bagheria, ed esclusi 6000 ecclesiastici: rivelo così sorprendente da eccitare i patriottici ardori del Villabianca, che esclamava:

«Faccia Dio onnipotente colla sua infinita beneficenza [pg!45] portare avanti siffatto aumento costantemente nell'avvenire, e un anno miglior dall'altro, a gloria del suo servizio ed a vantaggio di essa metropoli!». Così i parroci potevano di buona fede nel 1774 far credere al loro ordinario, Monsignor Filangeri, stragrande il numero delle anime commesse alle loro cure; e nel 1798, forse accortisi dell'errore di ventiquattr'anni prima, o forse insospettiti della fiscalità governativa, inacerbita nelle forme più insidiose di contribuzioni volontarie e forzate, di mete e di balzelli comunali, poterono scendere al numero che abbiam visto di poco più che centoquarantottomila abitanti. Esagerazione la prima, all'indomani della rivolta del 1773; esagerazione la seconda, alla vigilia della entrata delle armi repubblicane di Francia in Napoli.