Il 22 aprile del 1799, infatti, con tanto di visto del Principe di S. Giuseppe sindaco, veniva bandito un lunghissimo ordine regio pel decoro e la nettezza della Capitale e per la salute dei suoi abitanti.
Chi ne scorra oggi i cento e più articoli, non può non riconoscervi un documento di civiltà moderna: e vorremmo tutto metterlo sotto gli occhi del lettore [pg!56] se dal farlo non distogliesse la soverchia lunghezza di esso.
Nella impossibilità materiale di riportarlo nella sua interezza, noi dobbiamo contentarci di un magro spoglio delle cose più utili a far conoscere usanze inveterate, e, con esse, condizioni topografiche, interne ed esterne della città, in mezzo alle quali si movevano padroni e servi, venditori e compratori, pedoni e cavalieri, femmine e donne; e carrettieri e vetturali e boari e panicuocoli e fabbriferrai e fallegnami e rigattieri e perfino cenciaiuoli e spazzaturai.
Il dettato del bando conserva l'antica nomenclatura, dal popolo così bene intesa, specchio fedele di quella lingua mezzo siciliana, mezzo italiana, nella quale esso venne originariamente composto.
A quello tra' lettori che non tutto potrà comprendere, gioveranno senza dubbio le spiegazioni intramezzate al testo; ma forse non basteranno, perchè troppo di dialetto e di antiche istituzioni locali, non a tutti i Siciliani d'oggi note, risentono questi documenti, avanzo d'un tempo oh! quanto diverso dal nostro.
Cominciamo la lunga rassegna.
D'ordine del Vicerè e ad istanza della Deputazione per le strade si ordina:
«che nessuno, e specialmente padroni di botteghe e conduttori, possa piantare focolai in mezzo le strade, dentro o fuori città, senza licenza, per non dare incomodo al pubblico passaggio; e caso mai, il cufolaio (focolaio) non sia più di palmi due, appoggiato al muro delle botteghe proprie e non già in mezzo le strade; che nessuno getti fuori di casa immondezze (spazzatura), [pg!57] che la sterratura ed altro materiale di fabbricatura sia portato in luogo designato fuori città, senza seminarlo per istrada, sotto pena di doverlo riprendere; che i fumalori (spazzaturai) che raccolgono immondezze, non debbono sporcare le strade; che ogni persona che abbia casa, debba ogni mattina scopare innanzi di essa la polvere, di estate, innaffiando, e il fango d'inverno, fin mezzo la strada raccogliendo in monzelli (mucchi) quella roba ad un lato della rispettiva casa o bottega fuori la rispettiva sponda delle abitazioni senza impedire il passaggio, così come con le immondezze interne, che poi dai soliti animali per le immondezze possono essere portati; ma, in ragion dei bandi 10 ottobre 1747, 20 novembre 1751, 18 aprile 1757, 12 settembre 1775; che nessuna persona possa gettar dalle finestre, balconi, aperture, porte, acqua lorda, di bagni, orina, bruttezze, immondezze ecc. di giorno e di notte; che le bancate, pinnate di botteghe, caciocavallari, fogliajoli, mercadanti, drappieri[85], pannieri, orologiari che sono oltremisura siano ridotte alla misura voluta, di palmi 4 la pinnata, 2 palmi la bancata; che non si lascino di notte fossi praticati di giorno».
Contro l'ingombro delle vie:
«E perchè li costorieri (sarti), spadari, cappellieri, scarpari, scrittoriari (moganieri), maestri d'ascia d'opera gentile e opera grossa, bottegai (fruttivendoli), venditori di qualunque genere di comestibili ed altre persone di qualsiasi mestiere ed arte, anche quelli che non hanno [pg!58] bottega, si mettono tanto nella strada Toledo e Macqueda, quanto nell'altre strade e nelli luoghi pubblici di questa città e sobborghi con sommo detrimento, con sedili, percie, rastelli, cartelli, cannestri, boffette[86] ed altri, con le quali si viene ad impedire il pubblico passaggio alli cittadini, con qualche pericolo, e particolarmente nel Cassaro di questa città, ove vi è la frequenza delle carrozze, talmente che non si può sopra la sponda seu catena della strada Toledo e Macqueda nè per altre strade camminare.... così vien fatto divieto che più oltre si continui con questi abusi».