«Osservandosi da questa illustre Diputazione delle strade, che di giorno in giorno vanno mancando e seccando gli alberi di pioppi, olivi ed altri, piantati nelle strade che conducono da Porta S. Giorgio sino al Molo e sino al Ciardone, per dare non meno il comodo a' cittadini di passeggiare ne' tempi caldi e di rendere vieppiù magnifica la strada, per causa che li padroni delle case, casini, luoghi od abitanti di essa, in mille modi e maniere artificiose, li fanno desiccare e recidere e scorticare; quindi la Diputazione, volendo ciò evitare, si è rivolta al Re, il quale ha ordinato gravi pene pei trasgressori chiamando responsabili i proprietari delle case e casine vicine e obbligandoli a ripiantare il doppio degli alberi recisi, spiantati, scorticati, mircati, scomparsi».

Gli ordinatori della pulizia urbana del sec. XX non sanno che la esperienza del passato era stata guida di coloro che prima, assai prima di loro, avevano studiato argomento così multiforme, ed importante per la vita pubblica e privata. Eppure essi non hanno se non ripetuto inconsciamente quello che avevano detto e fatto i nostri vecchi. La esperienza è maestra: e la esperienza aveva insegnato quanto gravi fossero le conseguenze di una dimessa pulizia stradale ed a quali [pg!64] pericoli si esponessero gli abitanti trascurandone certi particolari apparentemente frivoli. Chi presume il contrario, sconosce la vita di casa sua, che è vita di quella grande famiglia che è la patria.

E poichè pulizia ed igiene si danno la mano, gli Archivi della città e dello Stato ci offrono altre disposizioni acconce alla tutela di questa. Ma per poco che voglia farsene la rassegna, si resta non solo confusi al numero di esse, ma anche disillusi della vantata nostra sapienza del genere.

Nel periodo che ci sforziamo d'illustrare sono disposizioni di tempi anteriori. Ne rileviamo due, documenti della saviezza di molte altre.

Un nuovo bando del Pretore Marchese di S. Croce ordinava la buona qualità del tabacco (1785). Altro se ne rinnovava ogni anno per le modalità della immersione dei lini e del canape nei fiumi e pel seminato dei risi.

Tanta ragionevolezza di provvedimenti, se ben seguita, avrebbe dovuto far di Palermo una delle più pulite città d'Europa; ma, purtroppo, non era così. La Capitale dell'Isola era molto lontana da ciò che il suo magistrato si sforzava di avere. Ci sarebbe da giurare che tutti gl'inconvenienti previsti, tutte le imitazioni designate, tutte le licenze minacciosamente vietate, eran pratiche d'ogni giorno, d'ogni ora. Oh! è proprio il caso di esclamare: Bandi di Palermo e privilegi di Messina! Solo a fermarsi sulla tanto desiderata nettezza delle strade c'è da arrossire.

D'inverno le vie eran piene di mota; d'estate, di polvere. In una solenne adunanza dell'Accademia [pg!65] del Buongusto nel Palazzo del Principe di S. Flavia, in onore del Marchese di Regalmici, Onofrio Jerico conchiudeva con questa spiritosa sestina una sua laude al riformatore energico della città:

Dixi. Però 'na grazia v'addimmannu:

Com' 'un aju carrozza e vaju a pedi,

Vurria li strati netti tuttu l'annu.

O fangu, o pruvulazzu chi arrisedi

Sfascia li scarpi, allorda li quasetti,

E in procintu di càdiri mi metti[96].

A qualche cosa il Senato rimediava con la famosa botte di Giacona, che dal 1746 offriva un modo pratico d'annaffiare le vie: una botte sopra un carro, che al davanti avea un mulo, e di dietro, con le spalle al carro medesimo, un uomo il quale, cianchettando ritroso, veniva dimenando a destra ed a sinistra un grosso tubo di pelle sulla molesta polvere.

Povero Giacona! Il pubblico ingrato tradusse la tua manichetta in un gesto somigliante a quello dell'annaffiatore, e in un motto che non risponde alle tue ingegnose intenzioni, per le quali un annuale servizio di 70 onze potò esser compiuto con sole 40![97].