Secondo un'antica ordinanza, passata in uso, ogni popolano ripuliva al far del giorno il tratto innanzi all'uscio di casa sua, come ogni mercante del Cassaro quello innanzi il suo negozio.
Goethe però il 5 Aprile del 1787 se la pigliava con un merciaiuolo, e per esso coi Palermitani, «che lasciavano [pg!66] ammucchiare, diceva lui, innanzi lo botteghe tante immondezze[98], che poi il vento ritornava alle botteghe medesime»; ed il merciaiuolo, malizioso, gli faceva osservare che «coloro ai quali spettava di provvedere alla pulizia aveano grande influenza, e non si riusciva ad obbligarli a fare il loro dovere. Se si sgombrasse, aggiungeva, tutta quella lordura, verrebbe in luce lo stato miserando del sottostante selciato, e si scoprirebbero le malversazioni della loro disonesta amministrazione» (Oh! come il mondo è sempre lo stesso!).
Concludeva poi scherzando: «le male lingue dicono essere la nobiltà quella che favorisce questo stato di cose, affinchè le carrozze, andando di sera alla passeggiata, possano proceder senza scosse, sopra un pavimento meno duro»[99].
Ma quel merciaiuolo se non conosceva la storia del suo paese, se non sapeva che già fin dai primi del quattrocento esistessero disposizioni per la pulitura delle vie, se ignorava che nel 1600 il Comune avea dato in appalto lo spazzamento ed annaffiamento giornaliero delle varie strade e piazze[100]; poteva almeno dire a Goethe, cosa della quale egli era testimonio, che otto anni innanzi (7 Ag. 1779) si era concertato la spazzatura [pg!67] del Cassaro e della Strada Nuova in una maniera più rispondente allo scopo. Poteva fargli osservare che certi carrettieri aveano impegnata con gli ortolani la spazzatura; anzi, come s'è visto in principio di questo capitolo, per antico decreto del Senato, le bestie da soma che entravano in città cariche di ortaggi non potevano uscirne senza la spazzatura delle famiglie, tanto nociva alla pubblica salute quanto utile alla agricoltura[101]; e che i padroni delle botteghe pagavano un bajocco (cent. 4) l'uno, per due spazzate la settimana, fatte da 20 forzati. Poteva anche soggiungere, ed egli doveva saperlo di preferenza, che per quanto il Senato facesse e nel Cassaro e nel Piano della Martorana lastricando, ripulendo, non riusciva mai a sbarazzare la immensa mota che le piogge continue vi producevano: difetto comune ad altri punti della città, ed alla Marina particolarmente[102].
Quando il Presidente Lopez ordinò delle spazzate periodiche, il Senato non potè se non tornare a destinare una somma ad hoc per l'avvenire, ed affidare a «partitarî» questo servizio per le vie principali e per una volta la settimana[103].
D'altro lato, bisogna esser logici. Il merciaiuolo di Goethe doveva sapere qualche cosa, se con un forestiero [pg!68] a lui sconosciuto si apriva intorno ad una pubblica accusa contro coloro ai quali incombeva la sorveglianza della pulizia della città; altrimenti conviene ammettere la solita malevolenza palermitana verso i Palermitani. Chi saranno stati i malversatori aventi l'interesse di non far vedere le reali condizioni del pavimento stradale? «I partitarî (appaltatori) delle strade o i deputati alla nettezza», potrebbe dirsi; ma chi può affermarlo con piena coscienza? Una sola rivelazione ci giunge per mezzo dei diaristi del tempo, ed è: che i «maestri di mondezza» (sorvegliatori di pulizia stradale) non erano immuni da colpe a danno del paese. Forse per loro oscitanza, forse per delittuosità, questi maestri venivano dalla voce pubblica accusati di corruzione; se no, come spiegarsi la sordidezza delle strade ed il lezzo delle carogne di cani e di gatti?
È vero che questo inconveniente non era nuovo; ma gli spazzini addetti a sì bassi servigi, portavano legati alla cintura degli uncini di ferro coi quali rimovevano i ributtanti ospiti.
Stanco di tante porcherie un giorno il Senato mandò a spasso questi inutili o disonesti «maestri»: e senz'altro ne abolì l'ufficio; contemporaneamente provvide alla pulitezza ed al decoro della città con una Deputazione di nobili, la quale con ufficiali adatti rispondesse alla bisogna[104]. E così fu fatto.
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