SENATO E SENATORI.
Magistrato supremo della città, il Senato mareggiava tra le giurisdizioni ed i privilegi che re e vicerè per volger di secoli avean profuso su di esso.
Grande di Spagna di prima classe, il Pretore procedeva a sinistra del Re e gli stava di fronte, a capo coperto, nelle cappelle reali. Generale di cavalleria, esso avea il comando supremo di tutte le truppe cittadine. Alle opere filiali del Senato era preposto e sovraintendeva con vigile cura. La Tavola o Banco, fondazione del Comune, avea in lui il mallevadore de' capitali privati; in lui il tutore supremo il Monte di Pietà; lui avea capo la Deputazione di salute, ond'egli traeva facoltà di accordare o negare libera pratica a chi giungesse per mare a Palermo, basso o alto che fosse e di qualsivoglia autorità investito. Mentre vi era un Protomedico del Regno, il Pretore era Protomedico della Capitale con poteri amplissimi sulla pubblica salute e sugli uomini ai quali era essa affidata, sulla igiene e sulla pulizia urbana.
Talvolta egli avea potestà anche criminale, rappresentando l'antico baiulo. [pg!70]
Nelle quattro grandi processioni e fiere dell'anno, il medesimo Pretore, accompagnato da un giudice della sua Corte, girava togato per le strade reggendo in mano il bastone, emblema di giurisdizione per la quiete del popolo. Gli eruditi scoprirono «l'uguale meccanica scritta nella romana Istoria e praticata dai consoli e pretori romani»; come un quissimile degli antichi littori precedenti i consoli vedevano nei contestabili che nelle pubbliche funzioni recavano il bastone sormontato dall'aquila. Tutti ne sapevano qualche cosa; ma sopra tutti D. Pietro Teixejra, storiografo del Senato[105].
Per queste ed altre eccelse facoltà, in bocca del Pretore posava la sacra formola: Do, dico, abdico. Col do esso concedeva ai giudici della Corte pretoriana il modo di procedere nelle cause, come l'eccezione ai rei e la possessione dei beni; nel dico concentrava la proibizione dei giorni di giudizio e la restituzione in integrum per le persone; nell'abdico comprendeva il suo diritto in tutte le cessioni sulla legge scritta: nella confisca dei beni, nella vendita di essi all'incanto e via di seguito[106].
Dal quale diritto traeva lume e forza quello civile e criminale che egli esercitava sulle carceri del Palazzo pei trasgressori delle ordinanze e dei bandi senatorii e le ingiunzioni al capo di Castellamare nel ricevere questo o quel reo di ceto nobile o civile. [pg!71]
Se questo pare troppo, si pensi che v'era anche dell'altro. Bagheria e Parco eran terre soggette al Senato, che vi esercitava amplissima giurisdizione per mezzo di persone di sua fiducia e da esso delegate. Prima che Ferdinando venisse in Palermo, e pensasse a proclamare città Partinico, ragione di lepido risentimento del Villabianca, che pur vi avea tenute, anch'essa, questa terra, era pel mero e misto impero soggetta al Pretore.
Ce n'era abbastanza, crediamo, per fare inorgoglire non che qualunque patrizio il più modesto cittadino palermitano, che pur sapea di non poter mai e poi mai aspirare, non diciamo alle sublimi sfere del Pretorato, od a quelle alte del Senato, ma alle altre di ufficiale nobile al seguito del Senato medesimo, pel quale un pezzo di blasone era indispensabile.
Il rosso associato al giallo era ed è tuttavia il colore senatorio della città; stemma pubblico: l'aquila d'oro in campo rosso; damasco cremisino le sopravvesti dei contestabili; rosso il drappo delle vesti dei mazzieri, sulle quali si disegnavano vaghissimi fiori d'oro[107]; rosso scarlatto e giallo la uniforme della fanteria e della cavalleria[108], e rosso fiammante le livree dei sei paggi e dei sei cocchieri degli equipaggi.