Le pretese di distinzione si acuivano tra gli ufficiali del Senato. Gli ufficiali nobili alzavano la cresta in faccia ai Senatori, non intendendo subire gradazioni lesive della loro dignità. Gli ufficiali civili li aizzavano facendo con essi quelle che si direbbero congiure di palazzo.

Una volta per la festa del Corpus Domini il Pretore Duca di Castellana, ammalato, delegò, consenziente il corpo del Senato, un senatore; i giudici pretoriani si [pg!75] negarono a prestargli omaggio, e ne seguì un litigio che si portò fino al Protonotaro del Regno[112]. Il perno della questione era questo: gli ufficiali nobili nelle processioni e in altre pubbliche comparse del Senato devono andare a lato o dietro ai Senatori?

Il Cerimoniale dava ai Senatori facoltà di regolarsi come credevano; ma gli ufficiali nobili non volevano riconoscere questa facoltà, ritenendola arbitraria. I Senatori affettavano indifferenza e tiravan di lungo; ma gli ufficiali sputavan veleno senza neppure ricordarsi della benevola concessione fatta loro dal Senato d'un tappeto sotto le loro sedie[113]; e tra il pretendere degli uni ed il rifiutarsi degli altri; tra l'imporre di quelli e il disubbidire di questi, si giungeva per lungo, eterno dissidio alla fine del secolo. Celebrandosi nel 1800, presenti i Reali di Napoli, le funzioni della Settimana Santa, il ceto civile faceva una tacita ma severa dimostrazione contro la senatoria dignità: brillava per la sua assenza, come direbbe una frase moderna!

Vecchio ed infermiccio, il Marchese Villabianca ne avea notizia fino a casa, e nel suo Diario consacrava questa nota, che nel decadimento grammaticale accusa lo ingenuo sognatore del passato, il patrizio a cui mancava la esatta visione del presente: «I paglietti hanno disdegno il servire e corteggiare i magnati. Non v'è forma che questi benedetti paglietti per la potenza che hanno nelle mani, di arrivare e conoscer sè stessi, cioè la loro condizione, stato e differenza. La superbia e [pg!76] l'orgoglio li mangia vivi»[114]. Eppure egli stesso negli anni passati avea biasimato i suoi consorti e lodato le opere pubbliche dei poglietti, tipo dei quali per amor patrio disinteressato il Presidente Asmundo Paternò!

Ma non ci occupiamo di queste miserie, quando ben altro abbiamo da vedere.

Due delle tre carrozze del Senato erano veramente belle. Nella prima andava il Pretore coi Senatori; nella seconda, altri Senatori; nell'ultima, il Cerimoniere, il Segretario e qualche ufficiale nobile. A volte nella prima entrava tutto il Senato; nella seconda, la sua Corte; la terza procedeva vuota per rispetto.

Eccole queste magnificenze!

Montate su traini e sospese con solidi tiranti di cuoio sopra molle, esse sono, all'esterno, ricche di dorature e di dipinti allegorici: all'interno, fulgide per la tappezzeria di raso rosso. La maggiore di queste carrozze somiglia a quella di Carlo X serbata ora al Trianon, ma le ruote son cariche di sculture; e nello insieme ha una linea più armonica di quella della vettura di Caterina di Russia (1773)[115].

Donde vengono queste carrozze?

Negli Atti ufficiali troviamo più volte cenno di carrozze pretorie.