Più dannoso al non florido patrimonio urbano erano certi battesimi che il Senato faceva a personaggi estranei alla famiglia e più elevati. Ne ricordiamo un solo. La neonata Melelupi Soragno, nipote del Vicerè Fogliani, veniva tenuta al fonte dal Pretore del tempo: e la madre riceveva un orologio d'oro smaltato, a ripetizione, un astuccetto d'oro per bocca, una reliquia di S. Rosalia incastonata pur essa in oro, con preziosa statuetta della Santa e non so che altro: non picciolo dispendio, come si vede, ma che pur veniva compensato dal signorile ricevimento fatto dal Vicerè al Senato; ed il Vicerè era una eccellente persona, con la quale i Senatori erano in ottime relazioni.

Onore poi del Magistrato civico era la parte attiva, generosa ch'esso prendeva ad ogni piccola e grande [pg!85] sventura del paese. Incendî, tremuoti, alluvioni, carestie lo trovavano sempre al suo posto di tutore, benefattore, padre dei cittadini. In una notte freddissima d'inverno del 1775 (5 Dic.) prendeva fuoco la bottega d'un confettiere a Ballarò; ed il Pretore Principe di Resuttana coi Senatori, lì sul luogo, con l'aiuto dei maestri carrozzieri e di due compagnie di fanteria, era lieto di veder domare l'incendio. Il medesimo avveniva in una notte d'autunno (22 Ott.) dell'anno seguente, nel Conservatorio del Buonpastore[128]; e negli incendî del forno civico di Porta di Vicari (16 Giugno), del Monastero Valverde, della casa di Giuseppe Merlo Marchese di S. Elisabetta al Garraffello, della bottega del fruttaiuolo Neglia del Conte Federico in via Biscottari (30 Giugno, 12 Agosto, 19 Settembre 1787): tre incendî in soli quattro mesi, che ai dì nostri, con le solite lustre e frasi d'uso, provocherebbero tre solenni inchieste ufficiali, probabilmente senza venire a capo di nulla.

In uno scoppio di polvere nel bastione di Porta S. Giorgio (21 Febbr. 1788), il Pretore facea prodigi di abnegazione; non meno che nei gravi infortunî del forno di Maiorca ai Formari (21 Febbr., 3 Sett. 1788), e più oltre in quelli del forno di via Materassai (30 Maggio 1793), nei quali, dovere è il confessarlo, la parte migliore della nobiltà coadiuvava il Pretore Duca di Cannizzaro ed il Senato per mantener l'ordine e dare salvezza a tutta la contrada, esposta a sicuro disastro.

Opere generose come queste eran sovente compiute [pg!86] dai conciatori e sempre dai pescatori della Kalsa[129].

Mirabile la vigilanza sull'annona e sulla salute pubblica, in ragione, s'intende, dei tempi, che è quanto dire dei sistemi e delle difficoltà d'allora. Questa vigilanza era dove immediatamente, dove per mezzo di deputazioni esercitata.

Ai lamenti dei cittadini per la cattiva qualità del pane e dell'olio il Senato provvedeva con gravi multe a padroni di forni ed a commercianti d'olio[130]: provvedimenti non rari se frequenti erano le infrazioni dei bandi da parte degli interessati.

I forni pubblici, i lombardi inclusi, pel numero al quale eran giunti (23 fino al 1768), imponevano sorveglianza assidua, oculata; e preoccupazione fissa d'un Senatore scrupoloso de' suoi doveri era la meccanica del pane.

Meccanica, parola comunissima a quei giorni, si diceva lo scandaglio che tre volte l'anno il Senato eseguiva per vedere se una data quantità di grano dèsse la presunta quantità di pane; meccanica pure il mercato che il Pretore faceva dei suoi grani con cittadini e fornai pubblici e senatorî dandoli loro in vendita con notabile rincaro sui prezzi correnti del caricatoio[131].

La città avea un privilegio, che sarebbe stato di [pg!87] eccezionale importanza se il Governo non si fosse studiato sempre di dimenticarlo.

Per concessione di Re Ferdinando (3 Sett. 1507), qualsiasi prammatica regia o viceregia doveva prima esser sottoposta al Pretore ed ai Senatori (una volta, jurati), perchè essi vedessero se in nulla ledesse i privilegi e le consuetudini della Capitale. Vistala ed esaminatala, con la solita formola: Publicetur, salvis privilegiis urbis, firmata dal Sindaco, veniva pubblicata.