Evidentemente questo Pretore Cannizzaro non era nelle buone grazie del popolo, se dopo le chiassate delle Kalsitane sulle mura delle Cattive alla Marina gli si faceva anche questa.
L'anno che segue v'è tanto ben di Dio che di carestia [pg!128] non accade più parlare. Ma ahimè! le cose continuano come per l'innanzi, ed il pane che si avea a grosse forme è bazza se si ha per metà del peso. Di chi la colpa? Ci vuol tanto a vederlo?!... del Pretore! E tutti lo vogliono ucciso, mentre il Vicerè Principe di Caramanico fa il possibile per rendere meno gravi le conseguenze della crisi. Questo sentimento si vede espresso al Pretorio nel seguente cartello:
Lu Vicerrè supra la vara staja[178],
Lu Pirituri sutta la mannara[179];
e significa che del Pretore non se ne vuole più sentire a parlare.
Audaci, violente le minacce al Governo, che con inganni ed ipocrisie tentava carpire la buona fede, non già del popolo, che non aveva nulla, ma del medio e dell'alto ceto, che possedeva ori ed argenti, e dovea andarli a depositare alla Zecca in cambio di moneta sonante. Strumento servile del Governo in cosiffatta barbarica espoliazione l'arcivescovo Lopez y Royo, Presidente e Capitan Generale del Regno per la improvvisa morte del Caramanico, e tanto più servile ai danni del paese in quanto sperava la nomina di Vicerè facendo il piacere de' Ministri di Napoli. Avverso a lui si udirono canzoni e cartelli frementi di sdegno.
Siamo alle prime ore del mattino del 16 Aprile 1798, [pg!129] e attaccata alla solita colonna del Palazzo del Comune ed alle abitazioni dei Ministri del Consiglio e del Governo, si legge:
O v'aggiustati, tiranni, la testa,
O di li Morti faremu la festa.
E chi vuliti impuviriri a tutti?
Chi oru?! Chi argentu?! un....
e qui una mala parola[180].
Il Governo di Napoli era sotto l'incubo dei Francesi scorrazzanti il Mediterraneo con gli occhi fissi su Malta. La Corte, in preda ai timori che poi dovevano spingerla alla rada di Palermo, avea chiesto cannoni, soldati, danaro, e ne aveva ottenuti quanti non ne meritava. I Siciliani parteggiavano per essa, ma non erano così ciechi da non vedere la gravità della situazione: e poichè questa peggiorava di giorno in giorno, il 21 Giugno un cartello trovavasi affisso alla colonna. Stavolta era un dialogo tra due persone, composto di parole furbesche, accuse dei componenti del Governo locale. Cominciava altra mala parola, poi
...! Vennu li gaddi, addiu gaddini!
Addiu nassa, canigghia e puddicini!