Gente incorreggibile questi Siciliani! [pg!133]

[Capitolo VIII.]

I GIACOBINI E LA POESIA POLITICA.

I versi popolareschi che abbiamo riferiti a proposito del pericolo francese nel Mediterraneo, e dei Napoletani ribelli alla monarchia potrebbero fornir materia d'un capitolo sulla poesia politica del tempo. Questa materia non sarebbe scarsa, perchè in nessun secolo di storia civile dell'isola s'incontra una fioritura di componimenti politici pari a quella determinata dal precipitar degli eventi nell'ultimo decennio in Palermo del sec. XVIII.

Se non che, l'argomento ci condurrebbe troppo in lungo, e noi lo sciuperemmo a scapito degli studiosi, che ai dì nostri, con cure indefesse, attendono a questa manifestazione dello spirito pubblico nei tempi passati. Non intendiamo però lasciarlo senza una parola che giovi a chiamar su di esso l'attenzione di coloro che volessero quando che sia percorrere a tutto loro agio questo campo inesplorato.

Mano mano che l'eco della rivoluzione di Francia si ripercoteva tra noi, e le mosse dei Francesi turbavano la olimpica tranquillità d'Europa, la così detta pubblica opinione si commoveva ed accaniva contro [pg!134] di questi in Palermo. I Francesi erano i nemici del trono e dell'altare. La Raccolta di Notizie di Palermo, come il Compendio delle notizie e le Nuove di diverse Corti di Messina, nelle loro periodiche comparse non lasciavano mai di dipingerne a foschi colori le imprese istillando nell'animo dei leggitori avversione invincibile per la Francia, covo di settarî e di malviventi. Guai a seguire le idee di essa! Chi ne avesse avuta la tentazione, si sarebbe buscato il carcere e la galera; perchè non era ammissibile che un suddito di S. M. Siciliana partecipasse a principî sovversivi e, peggio, ad atti di ribellione.

Le carte segrete della Polizia e le cronache private offrono in questo un triste spettacolo della politica del Governo e delle inclinazioni reazionarie delle classi alta e bassa dei cittadini. L'alta, aggiogata al Governo, non poteva non parteggiare per esso: e vi parteggiava anche per la propria conservazione. Lo Stato era salute ed ordine; ogni avversario del Monarca, avversario della casta che con la monarchia faceva causa comune. La classe bassa, abbrutita dalla ignoranza, non era in grado di comprendere, e, compresolo, di discernere quel che fosse di vero nelle vaghe, contraddittorie notizie che giungevano fino ad essa; la quale nel più frivolo fatto del giorno, in una festicciuola, p. e., in uno spettacolo interno, tutta si assorbiva, ignara od incurante dei grandi avvenimenti di fuori. Ogni francese era un giacobino: ed il giacobino un anarchico, pronto a sconvolgere l'ordine sociale, a radere al suolo la chiesa, a manomettere la proprietà privata. Contro i partigiani della Francia e i dottrinarî del tempo un libriccino [pg!135] scritto pei vescovi da un vescovo ammoniva: «Oggi ogni pastore deve sapere come condursi colla porzione di gregge composta di fiere orribili, sanguinolenti e voraci: pantere, lupi, orsi e molto maggiormente di volpi astute e maliziose; voglio dire questa razza che scorre per tutto di filosofastri, massoni, saccentoni, politici ecc.»[183].

Il Domenicano P. Crocenti consacrava una opera alle tendenze giacobinesche[184]: e queste ed altre pubblicazioni simili evocando antiche memorie riaccendevano e rinfocolavano vecchi rancori, non ispenti ma sopiti, verso i Francesi del Vespro. Così tenevasi la popolaglia disposta a menar le mani là dove capitasse un francese, od anche un sospetto sorgesse, che il tale e tal altro forestiero fosse dell'aborrita Francia.

E la classe media?

La classe media, non iscarsa di cultura, offriva qualche caso di simpatia, più che verso la nazione nemica, verso il giacobinismo, ma non per l'attrattiva che una setta od anche una segreta società suole esercitare su spiriti facilmente eccitabili, bensì per un senso di reazione alla tirannia dei governanti, alla prepotenza dei maggiorenti, alla corruzione marcia degli uni e degli altri, ma specialmente per quel fascino che in molti esercitano certe novità. [pg!136]