A tanta enormità di giudizio il Principe di Paternò comincia a pensare sul serio ai fatti suoi; ma il Re non gliene dà il tempo, e direttamente gl'intima che depositi nella Tavola (Banco pubblico) di Palermo la somma che è stato condannato a pagare al Bey; e si affretta a darne comunicazione al Senato della città[211]: ed il Principe, per pagare il riscatto e le spese del processo, è costretto a fare dei prestiti dando in ipoteca tutti i suoi feudi[212].
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Cose turche!...
Chiusa la digressione, torniamo ai disgraziati che capitavano nelle zanne dei corsari.
L'Ordine religioso dei Mercedarî avea per istituto la redenzione degli schiavi. Quest'Ordine avea in Palermo un convento al Capo, nel quartiere di Siralcadi, ben diverso dall'altro, e maggiore, dei Mercedarî scalzi ai Cartari, la cui Chiesa, maravigliosamente solida per costruzione, veniva anni fa, per inconsulta deliberazione del consesso civico, demolita. Cooperavano al medesimo fine pietoso e con espedienti poco diversi, uomini per censo, dottrina e pietà insigni. Tutte le somme che costoro accattando riuscivano a mettere insieme, spendevano per restituire alla patria, alla famiglia ed al culto della Religione cristiana quanti fosse loro concesso di riscattare.
Una sera del 1787 (12 Apr.) Goethe stando a chiacchierare nella bottega di quel tale merciaiuolo che già conosciamo[213], vide passare a destra ed a sinistra del [pg!162] Cassaro due staffieri vestiti con molta eleganza, i quali portavano entrambi preziosi vassoi con monete di rame e d'argento. Nel centro del Cassaro, in mezzo ad essi, non curante della mota che gli sporcava le elegantissime calzature, il Principe di Palagonia, «serio, senza darsi pensiero di tutti gli sguardi rivolti sopra di lui.... percorreva la città facendo la colletta per il riscatto degli schiavi...». Goethe corre subito col pensiero ai tesori profusi nella villa di Bagheria; ed il merciaiuolo osserva che questa pietà del Principe «vale a mantenere sempre viva la memoria di quegl'infelici. Onde sovente, coloro i quali ebbero a provare nella loro vita sventure consimili, legano morendo somme ragguardevoli per il riscatto. Il Principe di Palagonia, conchiude il venditore, è da molti anni Presidente della pia opera che mira a quello scopo, ed ha fatto molto bene»[214].
Sedici anni prima, nell'Agosto del 1771, si erano con siffatto mezzo riscattati ottantun cristiani dell'Isola, e l'Ordine dei Mercedarî avea speso la ragguardevole somma di tredici mila onze.
Allora fu oggetto di private discussioni se non sarebbe stato meglio impiegare tanto danaro in armamenti marittimi buoni a fare rispettare il paese, ed a tenere a freno i barbareschi; ma si posò senz'altro il quesito se fosse più civile premunirsi da future insidie che riscattare gli sventurati i quali gemevano sotto il bastone degli inumani predatori: e la pietà pei captivi del momento prevalse su quella per le catture avvenire[215].
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Il dolore attuale, dice Epicuro, determina la volontà.