Sanciulianu, 'ntra l'äuti munti,

Guarda li passi, e pöi li cunti:

Tu chi guardasti l'acqua e la via,

Guardami a mia e a la mè cumpagnia[217].

Virtù preservatrici avea pure il Postiglione, ossia l'Epistolario di S. Francesco di Paola, del quale correvano [pg!165] varie stampe palermitane, tanto più ricercate quanto più antiche[218], e che si portava addosso e particolarmente in seno.

Tanta preoccupazione spiega perchè prima di avventurarsi ad un viaggio, chi avea un po' di roba al sole pensasse talora a far testamento, e sovente a confessarsi e comunicarsi[219].

Guardando ai mezzi moderni di locomozione, noi non potremo formarci un'idea di quel che fosse in passato un viaggio per terra. Il venire a Palermo da Trapani, p. e., da Girgenti, da Messina, e viceversa, era tal cosa da mettere in pensiero: e la frase: jiri d'un vallu a 'n' àutru per significare: recarsi da un luogo all'altro molto lontano, è lì ad attestare quel che ci volesse per giungere ad un posto, specialmente dovendosi muovere dall'interno dell'Isola. «Il Re stesso» scriveva nei primi dell'ottocento un tedesco, «se vuole andare in carrozza, non può farlo oltre Monreale e Termini», le sole vie carrozzabili d'allora, o almeno le sole buone a tragittarsi. Le altre eran sentieri (trazzeri), dove s'affondava nel fango a mezza gamba d'inverno, si soffocava tra fitti nembi di polvere, di estate.

Giungendo alla sponda d'un fiume, bisognava attendere che si abbassasse, se ingrossato a cagion di piogge [pg!166] torrenziali, per guadarlo, con che pericolo, lasciamo considerare[220]. Non rari quindi gli annegamenti. V'era poi un altro guaio: la mancanza di sicurezza in certe contrade e in certi tempi.

Dei viaggiatori alcuni esagerarono questo pericolo; altri recisamente lo negarono. Due esempi in questo ci soccorrono. Dotti venuti da Vienna e fermatisi quasi nel medesimo tempo in Palermo, affermarono cose dei tutto contrarie tra loro. A sentire il primo, il cav. De Mayer: «In Sicilia si viaggia con sufficiente sicurezza ed a torto s'è perpetuata la tradizione dell'esistenza di briganti che desolano il paese»; se diamo retta al secondo, il Dr. Hager: «Il paese è tuttavia un soggiorno continuo di masnadieri che girano per le contrade deserte e abbandonate, assalendo viandanti solitarî ed uccidendoli senza pietà dopo averli svaligiati»[221].

Chi dei due ha ragione?

Tra il 1801 ed il 1802 due altri stranieri percorrevano, tenendo quasi il medesimo itinerario, la Sicilia: Creuzé de Lesser francese e Johann Seume tedesco. L'uno scrive cose de populo barbaro del brigantaggio, l'altro si loda della sicurezza; anzi costui narra l'inatteso incontro con un noto perseguitato dalla Giustizia, il quale, trovando lui (Seume) sfornito di mangiare (giacchè il Seume, infastidito della mula, andava a piedi), lo avrebbe generosamente provvisto[222].

[pg!167]

Giammai furono contraddizioni più aperte!