Ad evitare pettegolezzi, lasciamo dunque la locanda della signora de Montaigne; ma, gittando un'occhiata all'ultimo piano di essa ed ai balconi che danno nel Cassaro, noi, con gli occhi della mente, vediamo ancora il giovane Goethe sulla terrazza, estasiato nel godimento del mare, del cielo e del Pellegrino, ch'egli non cessa di proclamare il più bel promontorio del mondo[244].

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In occasioni eccezionali quest'albergo non bastava, e si era costretti a ricorrere ad altri, quanto, oh quanto diversi!

L'Ab. Richard de Saint-Non, giunto a Palermo coi suoi amici artisti il 2 Luglio 1778, trovò le locande affollate di forestieri venuti a vedere le imminenti feste di S. Rosalia. «Noi, egli dice, non potemmo alloggiare là dove ci si era proposto di andare, in un albergo tenuto da una francese, che è il conforto ordinario dei viaggiatori a Palermo; ma lo fummo in una casa che dà sul porto vecchio».

Quale poteva essere questa casa? Ce lo dice la tradizione. Da più d'un secolo la Locanda del Commercio, a Porta Carbone, sulla Cala (porto vecchio) riceve provinciali e forestieri di assai modesta condizione.

Ora, sia questa dell'Abate francese, sia quella del cav. viennese de Mayer, fatto è che mitissime ne erano le spese, e non solo nella Capitale, ma anche in Messina, in Catania e, in generale, in tutta l'Isola[245].

Poichè tanto di quest'argomento degli alberghi, quanto di altri simili non è stato scritto nulla finora, ci si consenta di aggiungere, sorpassando il settecento, che il posto di Madama de Montaigne fu preso dall'Albergo della Gran Bretagna nella Piazza Marina, che avea balconi sul Cassaro, a pochi passi della Chiesa della Catena. Nessuno ne dice male; anzi il tedesco G., che si divertiva tanto a guardare la gente andare avanti e indietro, ne dice molto bene. [pg!183]

La locanda di Tegoni sulla medesima piazza, là dove sorse molto più tardi l'«Hôtel d'Italie», divenne la principale del suo tempo. Durante la rivoluzione del 1820 vi stette il Generale Church[246].

I Siciliani che si recavano a Palermo, o eran dei signori, ed avevano dove andare; o eran dei miseri mortali, e cercavano le locande d'infimo ordine, delle quali la città era fin troppo provvista. Dicendo locande, noi intendiamo le meschine, poco decenti stamberghe di Lattarini; dove anche nel settecento erano accentrate, e, come ai dì nostri, frequentate dai provinciali che venivano per liti in tribunali, per contrattazioni con proprietari e signori, per compre e vendite. Ma altre ve ne avea un po' qua, un po' là: nel piano della Fonderia, alla Fieravecchia, presso la parrocchia di S. Giacomo, proprietà della Chiesa di S. Maria la Nuova, del convento di S. Domenico, di Asdrubale Termine di Vatticani e dello Spedale grande e nuovo.

E lì, a Lattarini, mettevano le vie dei Bordonari (mulattieri) e dei Cavallari, gente che viveva guidando bestie da soma e da tiro. Aggirandoci per tutta la contrada, noi possiamo anche oggi riconoscere il fondaco d'Agnuni, quello dell'Oglio o fondaco grande o del Sù Rosario, il fondaco piccolo dell'Oglio e, per non dire d'altro, quello della Calata dello Spedale grande all'Albergaria e di S. Cosimo a Siralcadi.