Quali le difficoltà del viaggio, tali quelle del carteggio.
Per limitato che fosse l'uso dello scrivere, ai bisogni [pg!184] più comuni esso non poteva mancare. Tra Napoli e Palermo la corrispondenza era attiva; più attiva però quella tra i varî paesi dell'Isola, specialmente con la Capitale, alla quale per ogni ragione di negozî tutti si rivolgevano.... V'erano i serii, o corrieri espressi, per affari urgentissimi; ma non tutti potevano permettersi la spesa occorrente, e si era costretti a far capo alla correria ufficiale (posta), che a periodi partiva ed a periodi avrebbe dovuto arrivare.
Esiste a Palermo anche oggi, innanzi il palazzo Bosco di Cattolica, una piazzuola detta della Correria vecchia. Quivi fino al 1734 fu la posta dei corrieri, donde in quell'anno passò al Piano dei Bologni, nel Palazzo de' Villafranca, i cui padroni aveano il diritto ed il privilegio della correria. Andate ad immaginare un servizio pubblico di questo genere in mano a privati, per quanto egregi e rispettabili come i Villafranca! Eppure altro che questo si vedeva nei tempi andati! nei quali, ufficî e dignità retribuite erano non di rado concesse contro pagamento, costituendo un vero e proprio privilegio. Il Governo spagnuolo spillava danaro da tutte le parti ed in tutte le guise, e quando la Casa Alliata de' Principi di Villafranca, per avere il monopolio dei servigi postali, offrì a Carlo VI cinquantamila fiorini contanti e centomila in soggiogazioni, Carlo non esitò un istante ed intascò bel bello quei cinquantamila.
«Nei primi tempi del viceregno del Caracciolo s'intesero lagnanze circa il servizio di correria. Pieghi disserrati e di nuovo chiusi, attrassi (ritardi) di consegna di lettere per replicati procacci cagionarono risentimenti. Il Duca Pietro Alliata e Gaetani, Luogotenente [pg!185] allora di Corriere maggiore del Regno, fu accusato d'indolenza dal Caracciolo alla Corte di Napoli. La verità è che si vollero rimettere in campo i diritti inalienabili del Demanio, il potere regio, per sottrarlo alla Casa Villafranca». Questa si difese, ed il Governo dovette provvisoriamente pagarle la cospicua somma di 92,000 ducati prima di poter prendere per conto suo l'esercizio di corrispondenza, che si affrettò a concedere ad appalto ritraendone un profitto annuale tra le undici e le quattordici mila onze[247]. La gazzetta degli Avvisi di Napoli, in uno dei suoi numeri del 1786, scrivea che il Principe di Villafranca si era rassegnato ai voleri del Sovrano, e soggiungeva:
«La posta in Sicilia sta per mettersi sopra un piede molto più rispettabile e più vantaggioso per la nazione. Le lettere del lato orientale per Napoli non aspetteranno sette giorni a Messina; quelle di città vicine come Alicata e Terranova non attenderanno quaranta giorni per le risposte, e procacci pubblici assicureranno il trasporto interno delle merci».
E cominciava la riforma.
La Posta dal palazzo Villafranca passava all'Ospizio degli arcivescovi di Monreale, nella casa, cioè, di S. Cataldo di fronte all'attuale Università degli Studî ed al lato meridionale del palazzo pretorio. Giuseppe Gargano veniva nominato primo ministro di posta e Luogotenente di Corriere maggiore pel Governo (questo Gargano era il Segretario del Vicerè). I corrieri dalla livrea [pg!186] di Casa Alliata passavano alla divisa (montura) turchina e rossa come le truppe, con una placca d'argento sul petto, rappresentante le armi regie, ed uno sciabolotto a fianco. Nel palazzo Villafranca rimaneva soltanto, e rimane anche oggi, l'archivio della correria di tutta la Sicilia e la vecchia buca delle lettere, che forse nessuno ha mai veduta.
Il dì 7 Aprile del 1787, Sabato Santo, la gente si accalcava innanzi ad un foglio di carta attaccato alla porta nel nuovo ufficio, nel quale era quest'avviso manoscritto:
«L'Officina della distribuzione delle Lettere del Regno in tutti giorni della Settimana, fuori del Sabato, resterà aperta la mattina per tre ore sino al mezzogiorno, e il dopopranzo dalle ore 21 sino alle 23. L'Officina delle Lettere di fuori Regno resterà aperta per tre giorni consecutivi dopo l'arrivo della Staffetta nelle ore della mattina e del dopo pranzo come sopra dinotate, e negli altri giorni solo dopo pranzo dalle ore 21 sino alle ore 23»[248].
Era una riforma anche questa, che segnava un gran passo nella vita commerciale privata e pubblica.