Una nota del Marzo 1799 in Villabianca ci fa sapere che per la guerra di Napoli il Re era servito da due pacchetti accompagnati da fregate e navi da guerra che da Palermo andavano a Livorno, «luogo di correria per l'Europa». La posta partiva ogni quindici giorni, di giovedì. La lettera pagava in ragione del [pg!187] suo peso e della distanza che dovea percorrere. Il peso era rappresentato dal foglio; e la tariffa minuta era tassativa per le lettere di mezzo foglio, un foglio, un foglio e mezzo, due fogli, e un'oncia (grammi 25) di peso. La lettera da un solo foglio per Roma pagava 36 bajocchi; per l'Italia, 48; per Germania, Inghilterra, Olanda, 60; per la Spagna, 96; per Costantinopoli, 128[249]: il che vuol dire che la tassa di una lettera ordinaria costituiva il guadagno d'una, due giornate d'un maestro, d'un impiegato!

Nè c'è da dire che codesta gravezza di spesa fosse la conseguenza immediata della guerra; perchè, come per lo innanzi, così anche dopo, essa rimaneva la medesima. Ed ecco perchè le lettere costituivano un contrabbando: ed il trovarne addosso ai viaggiatori in vettura corriera dava ragione a multe. [pg!188]

[Capitolo XII.]

PORTANTINE E CARROZZE.

Chi si fosse messo a percorrere le vie principali della città, facendo una punta alla Marina e, in certe ore del giorno, fuori altre porte della città, si sarebbe sempre incontrato in portantine, o sedie volanti, o seggette, come vogliamo chiamarle.

Chi oggi fa di queste una medesima cosa con le lettighe, cade in un grosso errore. È vero, sì, che le une e le altre avevano stretta somiglianza di forma; ma diverse ne erano le proporzioni, diversi i trasportatori, diverso l'uso. Quelle erano per una sola persona; queste per due e, in ragione, il doppio; quelle per affari, per visite, per passeggiate; queste per viaggi più o meno lunghi; la sedia era portata a mano da uomini; la lettiga caricata da animali.

Le portantine però avevano comune con la lettiga e con la carrozza la qualità padronale e da nolo.

Diremo partitamente di esse.

La padronale era un'eleganza di fregi e dorature allo esterno, di ricche stoffe all'interno: le facoltà di chi la possedeva si traducevano nel maggiore o minor lusso. Dalla portantina della famiglia Sperlinga a quella [pg!189] di casa Trabia, quali esse ci son giunte, è una scala ascendente di particolarità l'una più bella dell'altra; imperciocchè dal severo rivestimento in pelle nera sparsa di borchie indorate dell'una, alla smagliante decorazione dell'altra, quali e quante gradazioni! Le quattro fiammoline della prima, sprigionantisi dagli angoli, quasi a difesa dell'aquila del centro, figurano come i puttini, i piccoli mostri in giro della seconda, ripetentisi venti, trenta volte innanzi, dietro, ai lati, nello sportello, nelle maniglie e perfino ai piedi: e non è spazio libero che si sottragga ad un ghirigoro, ad un arabesco qualsiasi, scolpito, intagliato, messo lì per incorniciare, nobilitandoli, quadri mitologici di Aurore, Nettuni, Sirene, Satiri, Genietti dipinti, o quasi miniati.

Rivaleggiano con questa, senza vincerla, altre portantine, dove la profusione degli ornati, congiunta alla gaiezza delle figure simboliche, inebbriatisi al profumo dei fiori onde s'inghirlandano, è tutta gaiezza d'arte.