Dentro, altre bellezze, altre eleganze. Difese a destra, a sinistra, di fronte, da tersi cristalli, riparate da rosee tendine, sopra soffici cuscinetti e molli spalliere dal colore blasonico del casato, sotto seriche bande, che da su in giù si aprono come a far largo ad una candida testolina nell'angustissimo spazio di broccati, frange, trine d'oro, stanno solennemente adagiate dame di grande levatura.

Pallido il viso, largamente scollata in alto la veste, stretta in basso per fascette che a tante grazie ammezzano il respiro, ed a chi guardi fan sognare voluttuose penombre, queste regine della nobiltà raccolgono inchini e riverenze dei passanti. [pg!190]

Nè solo per diporto s'incontrano nelle feste profane ordinarie, ma anche per occasioni eccezionali e rare e per ricorrenze sacre e religiose. Una delle quali è quella della visita dei Sepolcri in date chiese, nella quali la esposizione del Cristo morto, nel Giovedì Santo, ha l'attrattiva di artistici tappeti di sabbia, di composizioni di fiori di passione, di rappresentazioni sacre, di splendide mostre di vasellame d'argento. Il Senato ha le carrozze sontuose che già conosciamo, ma di portantine si serve eccezionalmente per la gita al Monte Pellegrino nella festa delle quarantore dentro la grotta del Santuario. Queste portantine non son sue; forse appartengono al Pretore, o a qualcuno dei Senatori, o ad altri che si pregiano di metterle a sua disposizione per occasioni così solenni. Ne ha la Corte del Vicerè, come la Corte dell'Arcivescovo; ne hanno le più aristocratiche famiglie, come qualche ricca casa del ceto civile; ne hanno Valguarnera, Castelnuovo, Regalmici, Belmonte, Partanna, S. Marco, Cassaro, Paternò, Sandoval ed altri ed altri assai.

Mano mano che dalle alte si scende alle medie sfere, lo splendore scema, e gli stemmi si riducono a semplici velleità emblematiche.

La tradizione parla di sedie volanti nei conventi e nei monasteri. Dei Domenicani ne ricorda una, ad uso di non so qual P. Maestro, forse supremo dignitario, e probabilmente della Inquisizione prima del 1782. Portava dipinto l'emblema dell'Ordine: un cane con una fiaccola accesa in bocca e varî motti biblici, tra' quali: Quis ascendit in montem sanctum Domini? da un lato; e dall'altro: Innocens manibus et mundo corde. [pg!191]

Questa portantina non vuol far dimenticare la famosa carrozza del terribile Tribunale, stata ceduta al Senato[250].

La tradizione ricorda pure portantine nei monasteri della Pietà, delle Stimmate, di S. Vito, della Concezione, usate pel trasporto ed anche per diporto di superiore e, in casi d'inabilità fisica, di semplici suore nei giardini e nei baluardi facienti parte dell'edificio[251].

Nella portantina comune o da nolo l'ornamento mancava del tutto. Lo scintillio delle dorature cedeva al nero della pelle rasa. Gli usi diversi a tutto piegavano, fuori che a quello del semplice diporto. Qualche medico se ne serviva per le ordinarie sue visite; qualche magistrato per accessi giudiziarî; i predicatori per recarsi in chiesa e da chiesa a casa. A quando a quando un delinquente, sotto valida scorta, vi era chiuso dentro e portato in carcere; così del pari certi ammalati gravi dal carcere (Vicaria), prima che la infermeria vi fosse costruita, all'Ospedale grande e nuovo. I becchini poi vi ficcavan per forza e vi raccomandavano con corregge alla vita cadaveri da condurre ai Cappuccini, od al cimitero comune.

Potremmo esaminare uno per uno questi diversi stridenti ufficî; ma troppo ci dilungheremmo; l'opportunità [pg!192] però di certe coincidenze non ci dispenserà da notare debitori e falliti essere stati accolti in seggette fiancheggiate da poliziotti, e, come un tempo alla pietra del vitupero, condotti alle prigioni[252]; carnefici in espiazione di pena, portati sotto custodia in una piazza a giustiziare un condannato, e levatrici in tutta pompa a battezzar neonati. Nella farsa Li Palermitani in festa, quando nel cuore della notte Nòfrio va a bussare all'uscio di Tòfalo, perchè si levi, essendo improvvisamente giunto il Re (Ferdinando III), Tòfalo esclama:

Seggia a st'ura? ch'è medicu, o mammana?

O runna chi a qualcunu s'attapància?[253].