Amico di lui era il Regalmici, che non poteva non approvarne le audacie edili; e di questi erano amici, e del Vicerè ammiratori, il Sorrentino, il Prades, il Castelnuovo, il Cefalà, sulla energia dei quali poteva fare sicuro assegnamento.

Allora, guardando alle deplorevoli condizioni delle strade ed al guasto che tuttodì veniva ad esse dalle carrozze, pensò come da tanto male trarre altrettanto bene: richiamò certa disposizione di una tassa annuale di tre onze non prima applicata, e ne decretò l'attuazione per la durata di soli quattr'anni, tassa da pagarsi da tutti i padroni di carrozze. Ciascuna rata avrebbe dato un introito di 2352 onze all'anno, e questa sarebbe bastata al lastricamento di una parte delle vie Toledo e Macqueda.

Dodici onze, per quanto scompartite, erano una spesa, ed i proprietarî di carrozze si misero a sbraitare. — «A buoni conti (mormoravano) che si pensa di fare questo paglietta?... (paglietta, come si sa, nobili e civili chiamavano il Caracciolo). Di punto in bianco vuole aggiustare il mondo! Dopo di essersela presa con Dio ed i Santi, viene a prendersela con la Nobiltà, solo perchè essa ha delle carrozze». — «Sta a vedere (osservavano altri) che il Cassaro, la Strada Nuova vanno in rovina per noi! come se le carrozze delle Autorità non sciupassero il pavimento esse pure!...». E con queste ed altre querimonie molti si accordarono di non cedere, o, tutt'al più, di cedere solo alla forza.

La Deputazione incaricata della nuova tassa, sicura [pg!201] dell'appoggio vicereale, si disponeva ad energiche risoluzioni. Venne l'ora delle riscossioni, e mentre molti imprecando pagavano, altri si rifiutavano bravando. Allora s'impegnò una lotta accanita, ma disuguale; piovvero le coerzioni giudiziarie. Il Governo, limitando la libertà personale, che era sua recente preoccupazione, faceva pegnorare molte carrozze: questa sorte toccò anche alla Marchesa Geraci. Alle pegnorazioni seguirono le vendite. Il Duca Colonna di Cesarò con gran rumore e generale dispetto vide portata via la sua carrozza alle Quattro Cantoniere, dove, tra perchè il provvedimento pareva odioso e perchè la popolazione era ostile, nessuno volle comperarla.

I ricorsi alla Corte di Napoli non tardarono: e la Corte fece dare alla potente Marchesa soddisfazione del pubblico affronto; ma permise sequestri alle rendite dei morosi. I nobili ne sorrisero; i Deputati per le strade sogghignarono; gli uni e gli altri in apparenza soddisfatti; in sostanza scontenti, perchè, correggendo la forma, il provvedimento regio lasciava le cose come stavano.

Esenti dalla nuova tassa e quindi liete rimasero le timonelle e i carriaggi comuni di persone del popolo.

Così davasi opera ai lastricati (balatati; 21 marzo 1782), che poi dovevano costituire la gloria non solo del Regalmici, ma anche di altri Pretori.

Quasi contemporaneamente avveniva un fatto che ha relazione col nostro argomento.

Menava gran vanto di sè una certa Unione di locatarî di vetture e di cavalli, la quale accampava non so che diritti di privativa concessi dal Senato. Un [pg!202] D. Vincenzo Bosio, rappresentante di essa, visto che gli affari della Società non andavano bene, pensò di richiamarsene al Vicerè.

Evidentemente D. Vincenzo non conosceva l'uomo: e l'uomo, appena letto il ricorso e sentito il parere della giunta dei Presidenti e del Consultore, scrisse al Senato una delle sue taglienti lettere annunziandogli di avere sciolta l'Unione, cancellati i capitoli di essa e conceduto piena libertà ai privati di prendere a loro scelta vetture e cavalli[265].