Ah che il Senato non è più quel di pria!

Schiavo è fatto de' scribi e de' sensali;

correggendo l'ultima parola farisei[314].

Perchè questo? potrà chiederci il lettore.

Chi guardi con criteri morali alle esteriorità, penserà che anche i piaceri lasciano un gran vuoto, e che possessa vilescunt. Pure una conoscenza più esatta delle persone e delle cose del tempo e delle conseguenze alle [pg!237] quali dovea condurre questa dissipazione induce a giudicare ben altrimenti.

«La maggior parte dei signori son coperti di debiti: e le entrate dei pochi, inadeguate ai loro bisogni; molti vivono in uno stato di miseria completa»[315].

Ecco il giudizio di un inglese, venuto nei primordî del sec. XIX a studiare la Sicilia: giudizio assoluto, e, perchè assoluto, inesatto; nel quale una gran parte di vero è bensì a presumere, senza potersi provare.

E come provare che un uomo, apparentemente dovizioso, facesse sfoggio di denaro non suo, che forse non avrebbe avuto possibilità di restituire?

A non radi intervalli una sentenza di tribunale metteva in vendita un feudo: espropriazione forzata per debiti insoluti. Ed ora un Principe veniva privato della baronia di Garbanoara col relativo feudo, acquistato da Girolamo Fatta Oddo pel prezzo di diecimila quattrocencinquant'onze[316]; ora un altro Principe vedevasi dismembrato lo stato e la Contea di Cammarata del feudo e della baronia di Molinazzo, passato alla creditrice D. Lucia Sances[317]; ed ora volontariamente, per contratto ordinario, quando uno e quando un altro dei signori era costretto ad alienare qualcosa del suo patrimonio per rispondere ad impegni gravi ed a bisogni pressanti.

Uno studio sugli atti degli antichi notai di Palermo [pg!238] porta a constatazioni dolorose. Valga per tutte questa: nel 1787 la sostanza mobiliare del Principe Tommaso Palermo ascendeva alla somma di onze 44765,07 (Lire 570756,65); poco men che quattordici anni dopo, nell'Aprile del 1801, quella sostanza era ridotta ad onze 3462,06 (L. 44041,26), della quale 207,04 in argenteria giacente al Monte di Pietà. Non ardite speculazioni, non speciali bonifiche di terre, non atti insigni di carità aveano consumato il patrimonio di Tommaso (41303,01); ma il lusso, al quale erasi sfrenatamente abbandonato il figliuolo Giuseppe, la cui eredità nel 1810 era quasi scomparsa[318]. Si parla ancora di un feudo del valore di 80000 onze stato venduto per sole 7000! E la causa di rivendica dei defraudati eredi si trascina ancora dopo un secolo!

Nondimeno, la qualificazione di ricche seguiva sempre molte famiglie.