Un'altra.
Nelle sale da giuoco non si doveva andare mai per curiosità: questa regola, incomprensibile per chi [pg!248] non senta la brutta passione, era pur tanto comunemente intesa da essersi fatto strada sin nelle basse sfere. Uno dei facchini, che nei giorni di piogge impetuose allaganti certe strade della città, facevano da marangoni ai Quattro Canti o in altri posti del Cassaro, una notte trasportava a spalla un dopo l'altro parecchi uomini, che venivano da aver giocato; ma quando l'ultimo di essi, gli disse che egli tornava, non da giocare, ma da aver visto giocare, lo lasciò, senz'altro, cadere nel torrente.
Costui non meritava nessun riguardo[326].
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[Capitolo XVI.]
CIRCOLI DI CONVERSAZIONE, ROMANZI PIÙ IN USO.
Non fu nel settecento viaggiatore che non restasse impressionato di quei «casini di conversazione», che per noi passavano inosservati. Di questi casini, o circoli, o clubs, o rendez-vous, ce n'eran parecchi in Palermo, e tutti per la Nobiltà. La quale se nel quattrocento e più tardi, nelle ore antemeridiane, usava al largo della Cattedrale, onde la denominazione di «Piano dei Cavalieri», rimasta per lungo tempo a quella piazza[327]; verso la metà del settecento si adunava là dove ora son le botteghe a pianterreno del monastero di S. Caterina, quasi rimpetto la Chiesa di S. Matteo; il 1º settembre del 1769, nella casa del D.r Domenico Caccamisi, presso la Cattedrale, e tre anni dopo anche nel palazzo Cesarò[328], di fronte alla Chiesa del Salvatore. Quivi in [pg!250] tutte le ore della sera gran numero di signori dell'aristocrazia convenivano; e le dame più note della città allietavano della loro presenza il geniale ritrovo, come di mattina la passavano in compagnia dei cavalieri presso a S. Matteo.
I due circoli non bastavan sempre. In estate se ne avea un altro, che temperava i calori della stagione; ed era (1782) una delle casine della Piazza Borbonica (Marina), dove «la nobiltà del corpo della Gran Conversazione, cioè della maggiore, di cavalieri e dame, se la godono nelle sere al fresco, facendovi dei tavolini a giuoco nel piano, e allo spesso tenendovi feste da ballo. Il popolo intanto, che vi fa circolo e n'è spettatore, e specialmente con esso la marineria vicina della Kalsa, va a partecipare di tal godimento»[329].
Ottimo club della buona compagnia, tenuto con magnificenza e poca spesa da tutta la Nobiltà, la quale vi si raccoglieva e vi riceveva i viaggiatori che le venivan presentati, il Cesarò restava aperto tutta la giornata; ma le adunanze di esso cominciavano ad un'ora di notte (alle nove di sera, cioè, in luglio), e finivano, alla maniera italiana di computar le ore, a quattro o cinque ore, cioè, all'una dopo mezzanotte, nella quale andavasi alla Marina[330].
Quali fossero i giuochi, abbiam veduto nel capitolo precedente.