Qui accade confermare la buona decorazione de circolo, le vaste sale, l'amabilità di chi vi si adunava [pg!251] e la incantevole libertà tra i due sessi»: e la conferma viene appunto da un signore viennese che vi fu ammesso[331].
Il tema della conversazione è facile a indovinarsi. Gli uomini, secondo i tempi e le occasioni, si occupavano di fatti interni del giorno, giunti ultimamente a loro conoscenza per via di volanti, di cocchieri, di servitori, di lacchè, gazzette ambulanti tutti; de' fatti esterni, per mezzo di corrieri, fittaioli, procuratori, vassalli, amici, o per sentita dire dai fogli stampati, o dalle persone giunte sia con l'ultimo pacchetto da Napoli, sia con legni mercantili da Genova e Livorno, sia con la vettura corriera da Messina, sia con forestieri provenienti da Siracusa, Catania e Trapani[332]. Difformi per le cose nostre, uniformi fin con le medesime parole per le straniere, i giudizî eran pronunciati a traverso tanti «si dice» che era bazza se di dieci notizie riferite nei circoli ve ne fosse una esatta.
La politica estera vi entrava sempre; ma negli ultimi anni, poco o punto. Se la Francia vi facea capolino, e non potea non farvelo, ciò era pei suoi Giacobini.
Le donne, si comprende bene, non conversavano se non di cose loro, dei loro abiti, dell'ultima moda. Un nuovo costume le interessava quanto può interessare al sesso femminile il comparir belle, graziose, ben portanti. L'uso voleva ricevimenti e feste: e ricevimenti e feste erano argomenti dei loro discorsi. I piccoli e grandi intrighi d'amore si prestavano a confidenze attraenti, che tutte le donne si sussurravano all'orecchio [pg!252] e tutte si confidavano rinfronzolandole con particolarità di luoghi, persone, parole, date, sulle quali si poteva giurare. Era il solito crescendo di circostanze nella vecchia storiella del marito che, volendo mettere a prova la segretezza della moglie, le confidò d'essersi sgravato d'un uovo, il quale dalla mattina alla sera si era moltiplicato fino a cinquanta.
Se talora una di esse usciva dalle frivolezze, per entrare in un campo d'idee generose, poteva avere, avea magari, uditrici affettuosamente, coscenziosamente benevoli, ma chi sa! forse non tali che si determinassero all'iniziativa d'una opera nobile e santa. Le nobili e sante opere della collettività dell'età moderna, non sono se non l'attuazione di idee largamente pensate, vivamente illuminate dalla fede nel bene e dall'abitudine all'esercizio della carità, di una o poche persone.
«La maldicenza, diceva Hager, è di casa a Palermo come a Parigi. Gli scherzi spiritosi e gli aneddoti faceti vengono raccontati nel gergo siciliano, come in gergo si raccontano nella Senna»[333].
Questa facile critica di persone e di cose veniva ordinariamente interrotta dal giuoco, al quale anch'esse le dame, si davano un cotal poco, o dalla conversazione coi cavalieri. Allora questa mutava aspetto: la galanteria saliva dai teneri sguardi alle espressioni della cortesia nell'antico significato della parola, ma scendeva alle dichiarazioni più audaci, senza peraltro smettere i misurati inchini, i saluti compassati, gli studiati complimenti, stereotipati sulla mimica dell'affettazione e [pg!253] sulle formole d'un ghiacciato galateo[334]. Ed è senz'altro comico che la etichetta imponesse, non solo da cavalieri a dame, ma anche da cavalieri a cavalieri, un certo gergo ed una inflessione di voce che oggi desterebbe la più grande ilarità. Di rito era il Voscilenza, contrazione di Vostra Eccellenza, che essi si davano a tutto pasto.
La conversazione però non si faceva solo nei circoli, ma anche, e forse più, nei palazzi privati, per ricorrenze ed occasioni alle volte eccezionali. Occasione non infrequente e pur sempre lieta il parto di giovani donne. «Ogni notte si hanno molte conversazioni particolari (nota P. Brydone), e vi recherà non poca sorpresa questo: che si tengono sempre nelle camere delle puerpere». Questa circostanza era ignota al Brydone, il quale una bella mattina vedevasi comparire il Duca di Verdura (l'amico che a lui e ad un suo concittadino faceva gli onori del paese), che in tutta fretta veniva a dirgli esser conveniente, anzi indispensabile, una visita. «La Principessa di Paternò, ci disse, è stata presa stanotte dai dolori del parto, ed a voi corre il dovere di presentarle stasera i vostri omaggi. A bella prima credetti ad uno scherzo; ma l'amico mi assicurò che parlava sul serio, e che sarebbe stata grave mancanza la nostra di non farle quella visita. Così sull'imbrunire ci recammo dalla Principessa e la trovammo seduta in letto, in elegante déshabillé, circondata da varî amici. Parlava al solito e pareva stèsse benissimo.
«Questa conversazione si ripete ogni notte, per [pg!254] tutta la convalescenza, la quale dura da undici a dodici giorni: costumanza generale, poichè le signore son molto prolifiche [sfido io, se sposavano dai 12 ai 15 anni!]; le conversazioni nella città son tre o quattro contemporaneamente»[335].
Codesta piccante notizia venne confermata pienamente dal Cav. de Mayer. Nel 1791 egli trovò che «a Palermo non s'invita, non si riceve ordinariamente; ma le persone si vedono due, tre volte il giorno ed anche più se hanno relazioni. Le adunanze si tengono presso le donne in puerperio; e poichè esse sono feconde, frequentissime son le adunanze»[336]: nè più nè meno che vent'anni prima avea veduto e detto Brydone: salvo, s'intende, la parte di altri ricevimenti ordinarî e straordinarî da aggiungere, come vedremo, a questa, esclusivamente puerperale.